Superficie: 19 ha
Abitanti: 1300
Altitudine: 206 m. slm
Principali distanze:
da Arbatax: 23 km
da Cagliari: 135 km
da Olbia: 193 km
numero verde informazioni turistiche: 800.505077
Territorio
Adagiato sulle colline ogliastrine a 200 mt di altitudine circondato da una bellissima vegetazione con tantissimi oliveti e vigneti, sorge il ridente paese di Loceri. Il paese è ricco di resti archeologici di varie epoche, tra i quali è possibile visitare le “Domus di Janas” di “Sa Mardona”, i nuraghi di “Nuraxi” e “Cea” e, in quest’ultima località, anche le Tombe dei Giganti. Grazie alla sua posizione il piccolo centro è il punto ideale per conciliare i desideri sia di coloro sia amano la montagna, poiché dista 20 km dal parco del Gennargentu e da Lago Flumendosa, sia di coloro sia amano il mare e le bellissime spiagge distanti solo 10 km.
Vale la pena di arrampicarsi sulla collina che domina il paese di Loceri per visitare il Nuraghe “Serra Uleri”. Dalla sua sommità si domina tutta la valle circostante e si gode uno splendido panorama del paese. Affascinante la visita sulle "Domus de Janas" in località “Serra Paulis”, detta anche “Pirarba”. Il percorso per arrivarci si erge su un sentiero nel quale si può ammirare la tipica e rigogliosa vegetazione di Loceri.
Caratteristiche sono le chiesette campestri di “San Bachisio”, in stile barocco popolaresco, risalente al XVII secolo, nei pressi del campo sportivo, e del “Sacro cuore”, presso il parco che da essa prende il nome, situata sulla strada che conduce dal “Pelau” a Lanusei in direzione “Taccu”.
Nell’antica Etruria esistevano i popoli denominati “Luceri”, celebri all’epoca della fondazione di Roma, è, quindi facile intuire l’insediamento etrusco di questo paese. I primi insediamenti potrebbero essere stati a “Ager” o “Domus” o “Villa Luceri”, campo casa o villa di Locerio. A conferma di quest’ipotesi vi è un documento del 1316 che “Domus Goeni”, l’attuale “Goene”, col suo nome il suo ripostiglio di 600 monete romane che ha conservato, doveva risalire ai tempi della Roma antica.
Prima della sua distruzione attestata intorno al 1316, il paese era forse a cavallo del “Rio de Mesu”, come cerca di essere ancora oggi perché le nuove costruzioni scavalcano quel rio. Appartenne al giudicato di Cagliari prima della sua distruzione, poi agli spagnoli, ai piemontesi e infine all’Italia.
Noti i preziosi ricami a mano e i lavori all’uncinetto oltre alle bellissime ceramiche. La gastronomia locale offre piatti tipici quali: “culurgiones”, “coccoi de forru”, formaggi, prosciutti, “amaretti”, “pardulas”, “gattò”, “paniscedda”, “mustacciolus”, “gueffusu”, ottimi vini e olio d’oliva.