LA FLORA
È in via di definizione uno studio organico sulla flora del Parco, che certamente confermerà i valori ambientali e la valenza degli ecosistemi acquatici che influenzano notevolmente il numero delle specie vegetali presenti nel territorio protetto.
I soli dati disponibili sono relativi ad aree campione più o meno estese. Il più ampio è certamente quello relativo ai circa 900 ha. della tenuta di Vicarello, situata nel settore nord ovest del Parco, dove sono state reperite ben 480 specie vegetali (Caporali, Lattanzi e Scoppola 1996).
Nel corso di uno studio preliminare per la redazione del Piano del Parco (Tescarollo e Pignatti 2002) su due aree campione, sono state rinvenute invece 84 specie nella faggeta di Monte Raschio (Oriolo Romano) e 343 nel versante sud di Rocca Romana (Trevignano).
LA MACCHIA MEDITERRANEA
La macchia mediterranea, nonostante le quote poco elevate e le esposizioni meridionali di molti versanti, non è molto rappresentata a causa della fertilità dei suoli vulcanici, che favoriscono l' evoluzione verso stadi più complessi del bosco e della piovosità.
Le aree più estese, caratterizzate dalla tradizionale dominanza del leccio sul variegato panorama delle essenze sempreverdi, si affermano per lo più su pendii molto ripidi, talvolta anche rocciosi. In molti casi si tratta di macchie secondarie, evolutesi a seguito di incendi ripetuti, come nelle aree delle Morre (Trevignano romano), Cesaloni e Lobbra (Bracciano). Ne troviamo lembi di un certo interesse nelle zone della Macchia di Martignano (Anguillara Sabazia, Cesano di Roma), sul Poggio Tondo e Poggio Le Vacche (Bracciano).
I QUERCETI
I querceti termofili, dominati dalla roverella (Quercus pubescens), sono di solito costituiti da piccoli lembi cedui e degradati, su versanti esposti prevalentemente a sud, più raramente costituiti da strutture evolute di alto fusto come sul versante sud di Rocca Romana (Trevignano); spesso, a testimonianza dell'antica presenza del bosco, troviamo lungo le siepi o i margini delle strade grandi esemplari monumentali isolati, in passato risparmiati perché fornivano ombra per il bestiame al pascolo.
Più ampia è la presenza del cerro, forse la quercia più caratteristica dell'area. Buona parte di tali boschi sono costituiti da cedui di scarso valore naturalistico; non mancano però lembi di bosco d'alto fusto nell' area di Monte Termine (Bassano Romano) e di Monte Raschio (Oriolo Romano) in parte misto al faggio, lungo la riva del lago di Bracciano presso S. Celso, sulla riva del Lago di Martignano, nell' area di Monte Guerrano (Sutri).
I CASTAGNETI
La pianta arborea di gran lunga più diffusa nell' area, che costituisce ormai uno dei segni tipici del paesaggio del rilievo vulcanico del Lazio, è certamente il castagno, probabilmente introdotto in epoca romana, proveniente dall' Asia Minore ed oggi ormai naturalizzato sul nostro territorio, dove copre il settore collinare tra Bracciano, Trevignano, Sutri e Bassano romano. Si tratta quasi integralmente di boschi cedui, tagliati periodicamente ogni 15-18 anni, di limitato valore naturalistico e, in situazioni isolate, di splendidi castagneti da frutto, con grandi piante mature capaci di ospitare una ricca fauna.
LA FAGGETA
Alle quote più alte si afferma il faggio che domina tutte le aree più fresche e piovose con esposizione settentrionale, con splendidi boschi maturi d' alto fusto, posti a quote al di fuori della fascia altitudinale (1000-1900 m) nella quale normalmente si sviluppa questo tipo bosco si sviluppa nell' Appennino centrale.
La faggeta di Oriolo e quella di Monte Termine presentano lembi di alto fusto di spettacolare bellezza, con alberi di grandi dimensioni ed altezze che sfiorano i 30 m. Faggi isolati si trovano in questa area anche a quote di 300 m, tra le più basse registrate per questa pianta nel Lazio ed in Italia centro-meridionale.