Riserva Naturale Orientata ONFERNO
LA GROTTA
Dal Monte Croce, tra il bosco e la macchia che ne coprono le pendici argillose, l'acqua piovana si raccoglie in rivoli convogliandosi poi nell'impluvio che si dirige verso il torrente Burano. Ma la valletta è sbarrata dal blocco di gesso che vi è scivolato durante il corrugamento dell'Appennino. La strada è interrotta, ma l'acqua si scava piano piano un passaggio in questa roccia solubile. Non ci vuole molto per creare una grotta ed il tempo in geologia è decisamente il bene più abbondante. Il torrente, divenuto sotterraneo, si scava un tunnel di centinaia di metri, penetrando sempre più nella roccia fino a uscire dall'altra parte per congiungersi con il Burano nel fondo della valle. In tempi successivi la grotta subisce crolli, allargando le proprie cavità, antichi letti del torrente si asciugano e altri si formano, in un susseguirsi di eventi che plasmano un piccolo mondo sotterraneo. Sebbene conosciuta da tempo, la cavità di Onferno viene esplorata scientificamente e rilevata cartograficamente soltanto nel 1916, quando Lodovico Quarina ne disegna la pianta misurando il tracciato principale, che si sviluppa per 368 m con un dislivello di 70 m. Durante il secondo conflitto mondiale alcune sale vengono usate come rifugi. Negli anni '60 ulteriori esplorazioni portano alla scoperta di nuovi rami, nicchie e salette; le conoscenze sulla struttura delle cavità sotterranee si ampliano grazie anche a recenti investigazioni e attualmente l'estensione conosciuta della grotta è di oltre 700 metri. Numerose sono infatti le diramazioni della parte più alta del sistema carsico, con camini e stretti passaggi, che si spingono per decine di metri nei banchi gessosi. Molte piccole fenditure arrivano addirittura fino alla superficie e sono in collegamento con le doline e gli inghiottitoi presenti a nord della Pieve di Santa Colomba, alla base di una ripida parete, nella forra nascosta dal bosco. Il tratto a valle dell'uscita inferiore è uno stretto canyon che si estende per 200-300 m con massi crollati e ricca vegetazione. Il sistema carsico di Onferno rappresenta una eccezionale palestra didattica per la facilità del percorso e per la presenza, seppure in forme di modeste dimensioni, di quasi tutte le tipologie carsiche profonde tipiche dei gessi. Non a caso, infatti, per il suo utilizzo turistico è stato approntato un percorso a ridotto impatto ambientale: le infrastrutture sono minime ed essenziali; la visita è consentita solo con guida; pochi punti luce evidenziano durante il passaggio i fenomeni più salienti. Oltre ai 350 metri del percorso accessibile ai visitatori, si aprono diramazioni laterali, sale e gallerie fossili su diversi piani, che arricchiscono in modo sostanziale il sistema carsico sotterraneo, costituito da vaste sale di crollo e stretti canyon modellati dallo scorrere millenario del fiume sotterraneo. L'acqua ha poi scolpito pendenti sulle volte e creato strane forme sulle pareti, qua e là arricchite da suggestive concrezioni
|
|
|