Centro Visite - Bosco in area carsica - Complesso ipogeo - Antico impianto per la produzione del gesso - Centro Visite
Tempo dì percorrenza: ore 1
Periodo: intero anno su prenotazione, tutti i giorni 9-12,30 e 18,30 da giugno a settembre, sabato, domenica e festivi in maggio e ottobre
Percorribilità: a piedi e solo con guida, con relativo biglietto
• Si tratta del percorso ad anello normalmente predisposto per i visitatori della grotta carsica. È percorribile esclusivamente sotto la guida degli operatori incaricati e prevede la risalita dell'intera cavità carsica principale, consentita dalla completa accessibilità della stessa, dalla risorgente all'inghiottitoio fossile. All'interno del Centro Visite, eretto sul luogo dell'antica Pieve di Santa Colomba, gli escursionisti vengono forniti dei materiali utili per la visita della grotta (casco, pila, mantello impermeabile in caso di stillicidio). Da qui si imbocca il sentiero che conduce alla risorgente, dove è l'ingresso al sistema ipogeo.
• Il sentiero attraversa un'area semirupestre di notevole interesse naturalistico. L'esposizione settentrionale del versante, la costante risalita di aria fredda e umida dalle grotte sottostanti, il suolo carsico e le variazioni climatiche avvenute in passato hanno prodotto un bosco atipico con specie floristiche presenti a maggiore altitudine o relittuali e specie proprie della fascia altitudinale. Non mancano anche piante mediterranee, quali il leccio e la salsapariglia, detta comunemente strappabrache, che occupano il bordo assolato superiore della rupe. Il borsolo e l'olmo montano sono componenti arbustivi del bosco mesofilo. Nello strato arboreo figurano l'acero di Ungheria e il tiglio ibrido, in grado di occupare anche posizioni rupestri. Il polipodio australe colonizza le pareti gessose, mentre la lingua cervina è situata nel punto più umido e freddo della forra. Sono qui presenti numerosi e chiassosi i passeri, che approfittano sempre dei resti dei pic-nic, mentre tra le querce poco sotto volano le cinciallegre. Sui tronchi degli alberi si aggirano, guardinghi e veloci, anche i picchi muratori. Presso queste zone riparate è loca lizzato un complesso sistema di tane di tasso, dal quale si dipartono i tipici sentierini tracciati da questo abitudinario mustelide. Il bucaneve e il latte di gallina sono specie erbacee comuni nel sottobosco, dove continuamente razzolano i merli. Anche alcune specie di pipistrelli, come il ferro di cavallo minore, durante la notte si aggirano tra il fogliame dei grandi alberi a caccia di falene. Le pareti più ombrose della forra presso la risorgente ospi tano la mercorella, l'arisaro, la dentaria e l'ortica mora. Qui è possibile incontrare lo scricciolo o essere allietati all'imbrunire dal canto dell'usignolo e, durante la notte, vi si aggirano i rospi comuni alla ricerca di cibo.
• Si entra poi in grotta e dopo quasi 400 metri si riaffiora dall'altra parte della rupe gessosa alla base di un'alta parete rocciosa. Sulla parete sono evidenti i segni lasciati dai rapaci su alcuni posatoi frequentati in passato dal barbagianni e attualmente utilizzati per il riposo dal gheppio. Al bordo superiore dell'affioramento si intravedono gli edifìci moderni del Castello di Onferno. L'origine dell' insediamento non è nota. Alla base della rupe e nei dintorni di essa, sono state rinvenute tracce di frequentazione umana risalenti ad età preromana e romana. Del castello, da intendersi come borgo dotato di strutture murarie difensive e con probabile palazzo comunale, si hanno notizie dal 1231, quando il castrum Inferni apparteneva alla Chiesa di Rimini. Nel censimento del 9 ottobre 1371 condotto dal cardinale Anglico, Vicario generale per la Santa Romana Chiesa in Italia, Inferno contava 20 fuochi (unità contributive). Il castello fu soggetto a Sigismondo Malatesta nel 1430 e a suo figlio Roberto nel 1462. Nel 1469 divenne parte del Ducato di Urbino. In un disegno del 1574 il castello e l'adiacente Pieve di Santa Colomba vengono raffigurati con i castelli dei dintorni (Monte Altavelio, Piandicastello, Casteinuovo, ecc.). Resti delle basi murarie sono visibili nell'angolo sud-orientale della rupe. «Dopo pochi metri una diramazione a destra conduce a una cavità semiipogea, dove è ospitato un vecchio impianto per la produzione di gesso "cotto" o "da presa". Tale impianto consiste in una macina in calcare riportata nella originale posizione di lavoro e in due camere cilindriche di cottura del minerale, aperte anteriormente. L'impianto non era il solo presente a Onferno, ma costituisce attualmente l'unica testimonianza di struttura tradizionale per la lavorazione del gesso nel Riminese.
• Un sentiero a gradinata porta alla strada, dalla quale si raggiunge in pochi minuti il punto di partenza.
Sul lato destro della strada, a ridosso della rupe, una folta vegetazione a sambuco, robinie e rovo denota un suolo nitrificato a causa dei rifiuti riversati per secoli dagli abitanti del soprastante castello. A questa altezza, circa al livello del piano stradale, si nota la bocca di un camino carsico che comunica con le grotte. Nel caso in cui la temperatura esterna sia notevolmente inferiore a quella della grotta, l'umidità che satura l'aria tende a condensarsi al momento della fuoruscita, creando in lontananza l' illusione del fumo di una combustione. Dai vicini coltivi si percepìsce il canto della capinera, mentre sulle cime degli alberi che circondano il parcheggio si può udire il trillo del verzellino.