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PARCHI
Riserva Naturale Orientata ONFERNO
ITINERARIO 2

Centro Visite - Inghiottitoio - Arcella - Ca Parantonio - Centro Visite

Tempo di percorrenza: ore 1,30
Periodo: intero anno
Percorribilità: a piedi, a cavallo, in mountain bike

L' itinerario si svolge ad anello in senso orario, a partire dal Centro Visite, al cui ingresso sono poste una pietra d'altare rinvenuta durante i restauri e una macina per la lavorazione del guado o pianta di origine asiatica dalla quale si otteneva, dopo la macerazione, una polvere utilizzata per la colorazione in azzurro dei tessuti. Lo sviluppo del tracciato consente di percorrere su entrambi i lati le due incisioni carsiche e di osservare la vegetazione che le copre. La natura carsica di questa formazione rocciosa è attestata anche dalla bocca di un "camino" che si trova a pochi passi di distanza, sulla sinistra. Tale cavità, protetta da una grata, comunica con il sottostante complesso ipogeo. Non è raro, durante la stagione fredda, notare la fuoruscita di aria satura di umidità che, a contatto con l'esterno, tende a condensarsi. Questo fenomeno, che visto a distanza ricorda il prodotto di una combustione, è probabile possa aver contribuito ad alimentare la credenza della natura ultraterrena, o quantomeno misteriosa, del mondo sotterraneo locale. Alla nascita del toponimo, in origine Inferno, che denota un luogo basso e depresso, non doveva essere certo estranea la presenza delle formazioni carsiche.

• All'altezza del camino una densa boscaglia a sambuchi, robinie e rovi testimonia un suolo fertilizzato da secoli dai rifiuti riversati dall' abitato soprastante. Prima di dirigersi verso la località Arcella, è possibile visitare la base della rupe: in un ambiente suggestivo, nel punto più nascosto e profondo è collocato l'ingresso superiore delle grotte (inghiottitoio principale), sbarrato da un cancello. Ricordiamo che la visita delle grotte è possibile solo con una guida della Riserva. Tornando sui propri passi e aggirato un grande monolite di gesso, alcuni metri di sentiero portano ad un ambiente semiipogeo, del quale si è accennato nel precedente itinerario.

• Si torna ora verso il Centro Visite e si prende la strada bianca che scende verso sinistra aggirando la parete carsica che delimita a nord l'affioramento roccioso su cui è sorta l'ex Pieve di Santa Colomba, ora Centro Visite. Una densa vegetazione ricopre questo settore estremo, mentre dal lato opposto della strada la flora che riveste i massi di gesso assume caratteri propri delle aggregazioni rupestri. 

• Proseguendo, il paesaggio si apre su calanchi pascolati e su coltivi distribuiti nella testata della valle del Burano. I verzellini dispiegano il loro canto dall'alto delle cime degli alberi e nelle vicinanze delle case si incontrano passere e storni, mentre negli arbusteti più complessi si ritrovano anche l'occhiocotto e lo zigolo nero. Il tracciato inizialmente si allontana dall'area nella quale emergono i gessi, ma riprende subito un andamento quasi parallelo all'incisione carsica creata dal torrente che fuoriesce dalla grotta principale. È quindi possibile percorrere lateralmente per tutto il suo sviluppo la fascia di vegetazione che copre, per oltre cinquecento metri, la forra a valle della risorgente di Onferno. Casa Arcella si trova a circa metà d questo tratto. Sulla strada è possibi le imbattersi in qualche esemplare di ramarro e, con un po' di fortuna non è raro vedere anche il maggiore predatore di questi rettili, il biacco, che li insegue strisciando fra i cespugli o se ne sta al sole lungo i. margine dei coltivi. Nel punto più basso del percorso, ormai all'esterno dell'area carsica, ; attraversa il corso d'acqua che riprende qui il carattere di fossato campestre. Non è raro udire l'usignolo, così come sono comuni quaglie e verdoni. A partire circa dall' abitato di Onferno, presso il quale è possibile ristorarsi, il ritorno avviene su strada asfaltata.

• Procedendo in salita, si percorre su crinale il lato opposto della fascia boscata, che rimarca una seconda incisione carsica, di rilevanza ed estensione inferiore rispetto alla precedente. In queste boscaglie si nasconde il moscardino e si sentono un po' ovunque i canti dei merli. Abbondanti sono i fagiani, così come le lucertole che cercano di evitarli. Sulla sinistra si estende il grande complesso calanchivo della Ripa della Morte. Nessun toponimo esprimerebbe in modo più esplicito e significativo il carattere impervio e selvaggio di questo luogo. Pareti e anfiteatri di roccia arenacea e marnosa spoglia si alternano a frane e smottamenti recenti o consolidati da fìtti cespuglieti a ginestra. Questi ambienti così impervi ospitano comunque alcuni uccelli nei loro cespuglieti: canapino, strillozzo e sterpazzola sono poco visibili, ma assai facile è udirne il canto tra le ginestre. In basso il terreno diviene argilloso, con le tipiche morfologie calanchive e una flora specializzata. Tutto il compleso è dominato da un manto boschivo posto lungo i versanti e le sommità dei rilievi, il cui toponimo "Selve" denota una copertura forestale di antichissima formazione.

• A poche centinaia di metri dalla meta, un piccolo oratorio restaurato, raro in Val Conca per struttura e dimensioni, segna l'inizio degli affioramenti di gesso. A destra si raggiunge la fascia boscata visibile in precedenza a distanza. Anche in questo caso è presente una risorgente, ben più modesta però rispetto a quella della grotta visitabile, dalla quale affiorano le acque sotterranee. Alla stessa altezza, a sinistra della strada si notano alcuni affioramenti gessosi e una rada copertura a tigli e querce. Anche in questo caso sono presenti strutture tipicamente carsiche, quali doline, inghiottitoi e camini di erosione. Capinere e verdoni nidificano tra le fronde, mentre il sottobosco è percorso dalle gallerie scavate dai topi selvatici e talvolta si possono intravedere i topiragno nella lettiera di foglie.

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