Centro Visite - Ca d'Orazio - loia di Sopra - II Faggio - Selve - Cella
Tempo di percorrenza: ore 2,5
Periodo: intero anno
Percorribilità: a piedi, a cavallo, in mountain bike
Dal Centro Visite si scende, lungo la strada asfaltata, in direzione del nuovo borgo di Onferno. Appena superata Casa Ceccaroli, si notano, sulla destra, gessi erosi e fessurati e altre forme carsiche superficiali intervallate a tigli e querce. A sinistra, invece, ha inizio la folta vegetazione che riveste una incisione carsica minore quasi parallela a quella principale, ricca di fagiani, merli e rifugio di molti micromammiferi.
• Alcune centinaia di metri più avanti, il panorama si apre progressivamente sui due lati. A destra è visibile il complesso ambientale Ripa della Morte Selve, mentre a sinistra si può notare lo sviluppo della fascia boschiva, il cui andamento segue fedelmente l'affioramento gessoso. I terreni argillosi ai lati della fascia sono utilizzati a pascolo e seminativo, e allodole e lepri vi sono di casa. Si raggiunge la nuova chiesa di Onferno e si devia a destra imboccando la strada che porta a Ca d'Orazio. Dalla carraia che attraversa il fosso collettore delle acque del complesso calanchivo soprastante, si raggiunge la frazione di loia di Sopra. Superate le abitazioni, una vetusta roverella ombreggia dalla scarpata la sede stradale. I frutti delle grandi querce, ancora diffuse nelle campagne circostanti, costituivano un tempo una preziosa fonte alimentare per i suini, spesso lasciati al pascolo brado. Si procede in salita su strada bianca fino al nucleo rurale de II Faggio, databile al XVIII secolo. Da questo punto il tracciato, sempre evidente, è costituito da una carraia in terra battuta. Si supera un altro edificio rustico eretto con materiali locali, quali i "cogoli", tipici nuclei di arenaria cementata, dalle forme rotondeggianti, molto comuni nelle formazioni plioceniche locali, e si arriva a ridosso del bosco. Prima di proseguire vale la pena di soffermarsi a osservare l'ampio panorama dell'intera valle del Burano, della quale Onferno costituisce la testata. Il segmento conclusivo dell'itinerario risulta il più acclive. Penetrati all'interno del bosco, un ceduo misto che mostra interventi di ceduazione cessati con l'istituzione della Riserva, è possibile osservarne la composizione floristica. Le specie arboree dominanti sono la roverella, il carpino nero e l'orniello; più raro è il cerro. La composizione floristica varia in rapporto allo stadio di sviluppo del bosco, alla esposizione dei versanti e alla struttura del suolo, ma in generale si evidenzia una sensibile impronta mediterranea. Molti sono i micromammiferi che vivono in questa ricca vegetazione, tra cui il riccio e il moscardino. Sui versanti caldi, roverella e orniello dominano lo strato arboreo. Lo strato arbustivo comprende il citiso, la madreselva, l'agazzino e il biancospino. Tra le specie erbacee figurano l'erba perla, l'erba limona, la cerretta, il tamaro, l'asparago selvatico e le orchidee Cephalantera damasonium, Limodorum abortivum e Orchis purpurea. Sui versanti più freschi e umidi il carpino nero tende a dominare sulle altre specie arboree. Le specie arbustive includono l'acero d'Ungheria, il sorbo domestico, il nocciolo, il corniolo, la lantana. Tra le specie erbacee ricordiamo il pungitopo, l'euforbia, l'imperatoria, l'erba fragolina, la verga d'oro. Qui nidificano, tra gli altri, capinera, scricciolo, cinciallegra, codibugnolo, picchio muratore e spesso volteggiano le poiane. Nel primo tratto di sentiero interno al bosco il fondo argilloso conserva tracce dei frequenti passaggi dei mammiferi che popolano l'area. Osservando con attenzione il terreno umido è facile infatti notare orme di volpe, tasso e capriolo. Il tasso è molto comune in zona e in punti prossimi alla carraia sono situate le tipiche "latrine", luoghi circoscritti entro i quali il mustelide deposita i propri escrementi.
• Poco oltre l'ingresso nel bosco la carraia rasenta un precipizio, dal quale si domina un vasto ambiente calanchivo, il tratto finale del torrente Burano, la valle del Ventena e la fascia collinare parallela alla linea di costa, sulla quale sono situati gli abitati di Gemmano e Montefìore (RN) ). In questa zona si può avere la fortuna di osservare il volo del lodolaio e, più facilmente, della poiana. Più a monte un seminativo occupa un ampio appezzamento sulla sinistra, dove pascolano nottetempo caprioli e lepri. A destra il bosco si estende fino al termine del percorso. È qui particolarmente evidente e floristicamente ricco il "mantello" ovvero la fascia arbustiva ed erbacea che delimita esternamente il bosco e ne costituisce un ambiente di transizione. All'altezza del punto in cui il coltivo ha termine, il bosco situato a destra, su un dosso, rivela un aspetto insolito. Si tratta di un quercete giovane insediato su un terreno povero d'acqua, con un denso sottobosco erbaceo formato in particolare dalla graminacea Brachypodium pinnatum, che conferisce alla superficie del terreno un aspetto "steppico".
• L'itinerario termina nel punto in cui si raggiungono di nuovo i coltivi, presso un'abitazione con annesso oratorio, entrambi in rovina, denominati La Cella (stazione 5). Il luogo era un tempo ben conosciuto per una festa campestre che vi si svolgeva. Il bosco che si estende verso il basso presenta un aspetto maturo, con individui arborei di alto fusto. Notevole è la flora erbacea che include le orchidee Dactylorhyza maculata, Neottia nidus-avis, Epipactis muelleri ed Epipactis micropbylia. Sul bordo del bosco si trova un filare di maestose querce, visibili da grande distanza.