DESCRIZIONE
Scegli una meta
Cerca
Alberghi e Residence
Percorsi d'arte
Divertimento e Spettacolo
Eventi Fieristici
Natura e Sport
Benessere
Oroscopo
Annunci gratuiti
IN PROVINCIA DI COSENZA
COSENZA
"…a ogni passo, dall'inizio della strada principale al piede della collina fino al severo castello medievale che ne corona la sommità, c'è da stupirsi e da ammirare...". Così lo scrittore inglese George Gissing descriveva Cosenza nel 1897.

Cenni Storici
Fonti antiche confermano l’uso del toponimo antico, Consentia, e definiscono la città "metropoli dei Brettii" ovvero capitale di quell’ethnos brettio costituitosi intorno al 356 a.C., in seguito ad un movimento secessionistico ed autonomistico contro i Lucani. Sotto il profilo della documentazione archeologica la Cosenza di età brettia è ancora sconosciuta fatta eccezione per qualche sporadica traccia di costruzione ed alcuni reperti provenienti dalle deposizioni funerarie. Nel periodo della dominazione romana ci fu un’opera di sapiente pianificazione territoriale e di potenziamento delle attività produttive anche in virtù delle migliorate condizioni di viabilità. Si data, infatti, alla seconda metà del II secolo a.C. la costruzione della via ab Regio ad Capuam, comunemente nota come via Popilia, che proprio a Cosenza ebbe una delle sue principali stazioni di tappa.

In età imperiale Cosenza assume la fisionomia di un centro urbano ben strutturato come documentano le tracce disseminate in vari punti del centro storico. Nel 410 d.C. Alarico, re dei Visigoti, dopo aver compiuto il sacco di Roma, muore nei pressi di Cosenza legando così la sua leggendaria fama a questa città, che nell’immaginario popolare viene a configurarsi come la depositaria privilegiata delle spoglie del re barbaro e il luogo di occultamento del suo tesoro. Il VI secolo d.C. apre il capitolo della dominazione bizantina mentre il Cristianesimo, ormai ampiamente diffuso, procede al consolidamento della sua organizzazione ecclesiastica attraverso l’istituzione della diocesi. Poi Cosenza viene assorbita pienamente nel sistema politico della compagine longobarda. Nel IX sec. Cosenza rientra nuovamente nella sfera di sovranità bizantina. Nonostante la difficile parentesi rappresentata nel secolo X dagli assalti e dalle razzie delle truppe islamiche, la città contribuisce a rendere più incisiva nei territori della regione la presenza del monachesimo greco e della religione ortodossa. Le successive testimonianze su Cosenza sono quelle che ci riportano all’età dei normanni e al processo di conquista dell’Italia meridionale da parte di Roberto il Guiscardo.

Nel 1058 Cosenza si sottomette ufficialmente all’autorità normanna, che la costringe non solo a versare un tributo ma anche a rifornire l’esercito di soldati. Ma l’ostilità cosentina al nuovo invasore non cessa da subito e per rispondere alle continue ribellioni il duca Ruggero Borsa, figlio del Guiscardo, ricorre ad un efficiente sistema di fortificazione culminante nella costruzione di un poderoso castello sul colle più alto della città, il Pancrazio. Segue la creazione nel 1130 del Regno di Sicilia e l’inizio della dominazione sveva che all’illustre figura di Federico II associa avvenimenti importanti quali il completamento del Duomo e la sua consacrazione. Il segno del legame che si era ormai instaurato tra l’imperatore Federico II di Svevia e la città si esprime nella scelta di voler riporre le spoglie del figlio, Enrico VII, nel Duomo appena consacrato, entro un sarcofago greco in marmo decorato a rilievo con scene della caccia calidonia.

Dopo i falliti tentativi di Manfredi di reggere le sorti del regno ereditato dal padre Federico II, agli Svevi subentrarono nel Regno di Sicilia gli Angioini, capeggiati da re Carlo d’Angiò. Il periodo di assoggettamento alla dinastia francese fu per Cosenza alquanto traumatico con gravi ripercussioni sia in campo economico che demografico e conseguente impoverimento della città e dei suoi dintorni. Il secolo successivo vide l’avvento al potere della dinastia aragonese, ben strutturata sul piano politico e amministrativo e con sede centrale a Napoli. Con la dominazione aragonese si conclude il periodo medievale della storia di Cosenza, le cui vicende dimostrano l’importante ruolo di centralità che la città ebbe nell’assetto politico del mezzogiorno nonostante la sua perifericità dal potere centrale.Ma la disfatta degli Aragonesi aprì la strada alla dominazione spagnola che perdurò sino al Settecento.
La città divenne sede della prestigiosa Accademia Parrasiana fondata da Giovanni Paolo Parrasio, cenacolo che frequentarono Bernardio Telesio, Sartorio Quattromani, l'arcivescovo Costanzo, e altre illustri personalità. Dalla cosiddetta "generazione telesiana" nacque la celebre Accademia Cosentina, la più antica tra quelle esistenti in Italia.

Nel Cinquecento Cosenza si sviluppò oltre i fiumi Crati e Busento, abbellendosi di magnifiche architetture civili e di un ingente patrimonio religioso. Questo periodo si caratterizzò per un notevole traffico della seta e dei prodotti dell'altopiano silano. Nel 1638 la città fu duramente colpita da un terribile terremoto e successivamente dalla peste e dalla carestia. La città dovette subire un secolo di decadenza caratterizzato dalla breve parentesi del viceregno austriaco. La peste del 1743, la carestia del 1764 e il terremoto del 1783 comportarono effetti disastrosi. Proprio in quel frangente la città apprese della proclamazione della Repubblica Partenopea. Con il nuovo ordinamento francese la Calabria fu divisa in due province e Cosenza divenne capoluogo della Calabria citeriore. Sotto i francesi la città godette di un risveglio culturale ed economico notevole. Rilevante fu poi il ruolo dei cosentini nel Risorgimento; a testimonianza di ciò la terribile storia dei fratelli Attilio ed Emilio bandiera, che vennero fucilati nel Vallone di Rovito.

Notevoli personalità seppero dare lustro alla città, modificata nella struttura urbana, anche con l'impulso dato all'edilizia nel periodo fascista sino ai giorni nostri, alla Cosenza della rinascita culturale e archittettonica, del Teatro Rendano e delle nuove infrastrutture che la rendono città aperta allo scambio, alla tolleranza e ospitalità.

Passeggiando per Cosenza
Cosenza sorge nella valle del Catri, alla confluenza col Busento, in una cornice di colli e montagne coltivate e abitate fino a notevole altitudine. Essa comprende una parte antica, pittoresca e vivace, disposta sui fianchi del colle Pancrazio, e una parte moderna, in pianura, oltre il Busento.

Il duomo di Cosenza, tra i più interessanti e meglio conservati edifici sacri del Mezzogiorno, fu probabilmente edificato intorno alla metà dell'XI secolo. Ricostruito dopo il disastroso terremoto del 1184, venne riconsacrato nel 1222 alla presenza dell'imperatore Federico II, che nell'occasione fece dono alla città della preziosa stauroteca. Nonostante i ripetuti rimaneggiamenti, la facciata dell'edificio conserva lo stile romanico-cistercense originario, con i tre portali a ogiva, il grande rosone centrale e i due minori, quadrilobati, che sovrastano i portali laterali. Il campanile risale alla seconda metà del XVII secolo. L'interno della chiesa, a tre navate e otto campate, conserva la cappella della Madonna del Pilerio, patrona della città, ornata da bellissimi affreschi, il sepolcro gotico di Isabella di Aragona, il sarcofago di Meleagro, di epoca tardoantica e un pregevole Crocifisso ligneo del 1400. A destra dell'abside riposavano le spoglie dei fratelli Bandiera, oggi a Venezia, e dei caduti cosentini del 1844. Adiacente al duomo, il quattrocentesco Palazzo Arcivescovile(o palazzo Cicala), che risale al secolo XV, custodisce il tesoro della cattedrale e una ricca collezione di tele e dipinti di notevole valore.

In piazza XV Marzo è situato il palazzo Sersale detto anche Spiriti o Telesio con stemma in rilievo ed iscrizione della data - 1592 - la cui facciata è decorata con basamento e lesene a bozze. Il Palazzo del Governo, nella stessa piazza, sorge sulle rovine di un antico monastero di suore Domenicane, Santa Maria di Costantinopoli, che fu fondato nel 1711 dall'Arcivescovo Andrea Brancaccio. La Chiesa di San Francesco di Paola, ubicata sulla riva destra del Crati, fu costruita con l'annesso convento a partire dal 1510 sul luogo di una precedente chiesetta dedicata a Santa Maria di Loreto.

Il complesso monastico di San Francesco d'Assisi rappresenta il monumento più importante di Cosenza dopo il Duomo. Fu fondato nel 1217 dal beato Pietro Cathin, seguace di San Francesco di Assisi; a causa dei frequenti terremoti e soprattutto per i bombardamenti del 1943, il monastero fu in larga parte distrutto.Il complesso è stato comunque recentemente oggetto di restauri. La chiesa, che originariamente era ad aula unica posta perpendicolarmente a quella attuale, fu trasformata nelle attuali forme barocche intorno al 1657; la facciata venne invece rifatta solo dopo il terremoto del 1854. L'interno, a croce latina, a tre navate divise da colonne (occorre tener presente che l'antica chiesa duecentesca era presso a poco costituita dal transetto attuale) ha un grandioso altare maggiore ligneo settecentesco.

Il Castello medievale normanno - il cui nucleo originario, risalente al X secolo a.C., si deve ai Saraceni, fu ristrutturato per la prima volta in epoca normanna per volere di Federico II. Di pianta rettangolare, con possenti torri angolari, il castello, in età angioina, divenne residenza reale e fu modificato con l'aggiunta di un altro piano e di una cappella. Danneggiato da ripetuti terremoti, nel secolo XVII, l'edificio venne utilizzato come seminario, mentre i Borboni ne fecero una prigione. Recentemente restaurato, presenta ben conservati la torre ottagonale di epoca sveva, gli stemmi di età angioina e le segrete. Il castello, che sorge sul colle Pancrazio a dominio dell'intera città di Cosenza, offre un incantevole panorama che spazia sulla valle del Crati e sulle pendici della Sila.

Dintorni
Sin dal tempo dei Romani, l'altopiano della Sila, il cui nome deriva dal latino silva, e' noto per le sue foreste secolari, per i verdi pascoli e per la ricchezza di acque. La Sila e' suddivisa in tre zone: alla provincia di Cosenza appartengono la Sila Grande, la zona centrale e piu' estesa dell'altopiano, e quella Greca, di cui fanno parte molti comuni albanesi, mentre la Sila Piccola appartiene al territorio catanzarese. Solcata da diversi fiumi e torrenti e ammantata da immense foreste di conifere e di faggi, cui si alternano colline e pianori ricchi di pascoli, la zona cosentina accoglie in una suggestiva cornice di boschi e di prati i laghi Arvo e Cecita, i più estesi dell'altopiano silano. Nel 1968 la Sila e' entrata a far parte del Parco Nazionale della Calabria, ecosistema assai ricco di specie vegetali e faunistiche di grande interesse naturalistico. In prossimita' del Parco si incontrano poi caratteristiche localita', come Camigliatello Silano e Lorica, dotate di accoglienti strutture alberghiere: efficienti impianti di risalita qualificano la zona per il turismo invernale ma, in altri periodi dell'anno, e' possibile praticare le piu' svariate attivita' sportive o effettuare escursioni.

Il Pollino di cui di recente è stato istituito il Parco Nazionale (esteso tra la Calabria e la Basilicata, istituito nel 1993, comprende i territori di 56 Comuni: 32 in provincia di Cosenza, 22 in provincia di Potenza e 2 in provincia di Matera), la più grande area protetta d'Italia, capace di offrire una natura per molti aspetti ancora selvaggia e poco conosciuta. Grandi aree selvagge, dove il pino loricato, emblema del parco, si abbarbica alle pareti di roccia, si susseguono ai paesaggi dolci delle valli, dei prati e pianori, profumati di lussureggianti fiori di primavera, dove si pratica ancora la pastorizia antica. Il versante settentrionale fa parte della Basilicata, mentre quello meridionale si trova in territorio calabrese. Tra i comuni del casentino, Castrovillari è disteso alle falde del maestoso massiccio del Dolcedorme, nel Parco Nazionale del Pollino, che con i suoi 2276 metri è la vetta più alta del Meridione. L'abitato si allunga su un vasto pianoro che nell'innesto della parte più antica, la Civita, strapiomba in due profonde valli dove scorre il Coscile, l'antico Sybaris, che diede il nome alla mitica città magno-greca. Raggiungendo la parte alta del paese si può ammirare un paesaggio mozzafiato. Nel centro della città si può vedere una delle più straordinarie bellezze, l'imponente Castello aragonese che domina con la sua maestosità la pianura sottostante.

Le coste, oggi, sono il fiore all'occhiello di una Calabria che puo' vantare luoghi di grande turismo balneare, oasi di pace su spiagge bianche incorniciate in un mare limpido. A cominciare dal Tirreno, in territorio casentino, troviamo Praia a Mare, ai confini con la Basilicata, nelle cui acque si erge l'isola di Dino. E poi Scalea, Cirella, Diamante, Belvedere, Sangineto, Cetraro, Acquappesa, Guardia, Fuscaldo, Paola, S. Lucido. E ancora la splendida Amantea.

Gastronomia
Della gastronomia calabrese le specialità sono: le cervellate, i capocolli del Cosentino e la “mùstica” che vengono consumati come antipasti ; fra i primi piatti la “licurdia” e le “sagne chine”, maccheroni preparati a mano e conditi con ragù di maiale e le celebri sagne chine, piatto simile alle lasagne con ripieno di formaggio. Ancora i maccaruni alla toranese, da Torano Castello, conditi con pezzetti di lardo dorati con la cipolla per continuare con i vermicelli alla Sammartinese, da San Martino di Finita conditi con sugo e formaggio pecorino per finire alla pasta fatta in casa con i ferretti, le recchiatelle, le lasagne al forno.

Molti sono i piatti a base di melanzane. Tra le carni il capretto svolge un ruolo da protagonista. Il più famoso è quello ottenuto con un capretto svuotato dalle inteniora e ripieno di vermicelli conditi con il sugo delle interiora stesse. A Cosenza e dintorni si può gustare la cacciagione (lepri, beccacce, quaglie e pernici), così come un tempo veniva cucinata dai cacciatori del Pollino. Sulla costa tirrenica cosentina gustosissimi i piatti a base di pesce, come le sarde alla cetrarese. L’entroterra cosentino è la patria dei funghi che vengono consumati preparati in tanti modi e conservati sott’olio. I dolci sono quelli tipici della Calabria: biscotti fatti in casa, i Taralli, i fichi secchi ripieni e ricoperti di cioccolato.Il tutto accompagnato da vini DOC: i rossi Donnici, Pollino e Savuto. Notevole anche il vino bianco e rosso prodotto dal vitigno dell’Esaro.

Eventi
Tante e varie sono le manifestazioni che coinvolgono Cosenza.
Il 12 Febbraio si festeggia la Madonna del Pilerio, patrona della città, con una fastosa processione.
Il 19 marzo si svolge nella città vecchia la fiera di San Giuseppe, dalla storia centenaria e famosa in tutto il Meridione. Le bancarelle offrono oggetti dell'artigianato locale (cesti in vimini, terrecotte ecc...).
Nel mese di luglio si tiene il Festival delle Invasioni, che comprende una singolare combinazione di musica, teatro e letteratura. L'estate si conclude con l'iniziativa Città aperta, durante la quale è possibile accedere ai monumenti principali della città gratuitamente.

Come arrivare
In aereo: Aeroporto di Lamezia Terme - km 75 collegamenti con treni, bus, taxi
Aereoporto di Crotone: Pullman diretto per Cosenza. Treno per Sibari/Taranto, treno per Cosenza.
In treno: Ferrovie dello Stato - diretto o cambio stazione di Paola.
In auto: Autostrada A3 uscite - Cosenza nord - Cosenza sud (km 520 sud di Roma).

Da non perdere