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IN PROVINCIA DI MATERA
MATERA
"Città dei Sassi", è stata posta sotto la tutela dell'Unesco e figura nell'elenco dei "Patrimoni dell'umanità". Si presenta come un la città un coacervo di arte, archeologia e modernità.

Cenni Storici
È ormai certo che il territorio di Materia fu abitato ininterrottamente fin dal paleolitico. Le origini della città risalirebbero al consolato di Metello (III sec. a.C.), che la battezzò Metheola. Nel 664 d.C. Matera passò sotto il dominio longobardo e venne annessa la ducato di Benevento, ma in seguito all'invasione dei franchi subì gravi devastazioni.

Nella prima fase medievale vi si stabilirono comunità monastiche benedettine e greco-ortodosse. I secoli IX e X furono caratterizzati da aspre lotte fra saraceni e bizantini, che tentarono più volte di impadronirsi della regione, e gli imperatori tedeschi, in particolare Ludovico II, che tentarono di scacciarli distruggendo però la città. Dopo l'insediamento dei normanni in Sicilia, nel 1043 Matera fu retta dal conte Guglielmo Bracci di Ferro. Nei secoli seguenti, fra pestilenze e terremoti, Matera passò anche attraverso una breve fase comunale per approdare nel XV secolo ai d'Aragona e attraverso quest'ultimi, ai conti Tramontano. Nel secolo XVII Matera appartenne agli Orsini, poi entrò a far parte delle Terre d'Otranto di Puglia e infine divenne capoluogo della Basilicata, titolo che le rimase fino al 1806, quando Giuseppe Buonaparte trasferì le competenze a Potenza.

Nel 1927 la città divenne capoluogo di provincia. Nel 1935 ospitò il confino dello scrittore, medico e pittore Carlo Levi, il quale, sulla scorta di quella che divenne un'esperienza umana profonda, nel 1945 pubblicò il romanzo Cristo si è fermato a Eboli. Nel 1975, alla sua morte, Levi venne seppellito per sua volontà ad Aliano.
Nel 1948 nacque la questione dei sassi di Matera, sollevata da Palmiro Togliatti prima, e da Alcide De Gasperi dopo. I Sassi divennero il simbolo nazionale dell'arretratezza e del sottosviluppo del meridione d'Italia; nel 1952 si giunse allo stanziamento di fondi per la costruzione di nuovi quartieri residenziali che svilupparono la città nuova nella quale confluirono le 15.000 persone che abitavano le case-grotta.

Grazie ad un'attenta opera di sensibilizzazione, operata anche da alcuni architetti locali, i Sassi dal 1993 sono stati dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, testimonianza unica nel loro genere di rifugio-abitazione-luogo di culto per un arco temporale di circa 7000 anni.

Passeggiando Matera
Situata su di un altipiano e circondata dal burrone della Gravina, Matera richiama agli occhi del visitatore un paesaggio dantesco per la natura aspra del luogo. Il nucleo storico, i famosi Sassi di Matera,  si trova su uno sperone roccioso ed è in gran parte scavato nel tufo, mentre l'abitato più recente si è sviluppato negli avvallamenti circostanti. L'architettura di Matera ha seguito le caratteristiche del suolo, assecondandole e sfruttandone le asperità al servizio di una vera e propria comunità urbana.Qui tutto è suggestione, meraviglia: un incredibile complesso di grotte, cavità naturali scavate dall'uomo, piccole costruzioni addossate le une alle altre e interdipendenti, fatte della stessa roccia calcarea che forma la montagna, si offre agli occhi del viaggiatore che, appena giunto, di solito si affaccia dal piazzale della cattedrale rimanendo attonito. Le forme realizzate comunque rivelano stili architettonici colti ed eleganti, anche se ogni costruzione, pur avendo alcuni elementi tipici (cortile, ingresso inferiore e superiore, terrazzi, arcate), è diversa dall'altra perché si adatta alla roccia. Consta di parti di varie epoche: quella più antica, dei Sassi congiunti, dallo sperone della Civita, con il Duomo; la parte medievale - rinascimentale lungo "il Piano", ai bordi dei Sassi; alla fine, la città nuova con rioni molto eleganti realizzati dai più noti architetti italiani.

Un giro attraverso i vicoli porta anzitutto alle numerose e bellissime chiese, molte delle quali ipogee. Domina l'abitato la cattedrale, un pregevole esempio di romanico pugliese, con un rosone sulla facciata in pietra locale. La costruzione venne ultimata nel 1270 per volere dell'arcivescovo Andrea e ospita frammenti di templi provenienti da Metaponto. All'interno, diviso in tre navate da colonne con capitelli diversi, è possibile ammirare affreschi bizantini, un coro ligneo del XVI secolo e un presepe in pietra di Altobello Persio del XVI secolo.
Proseguendo è possibile vedere la chiesa di San Pietro Caveoso del XII secolo, costruita a strapiombo nel sasso omonimo, mentre nel sasso opposto si trovano San Pietro Barisano che risale originariamente al XI secolo ed è in gran parte scavata nella montagna, e Sant'Agostino della fine del XVI secolo, edificata su una cripta rupestre del XII secolo.
Di grande interesse le numerose chiese rupestri che si incontrano lungo il cammino, alcune della quali oggi ospitano suggestive esposizioni di arte contemporanea (soprattutto durante la stagione estiva). Sono state censite quasi 130 chiese (la maggior parte è testimonianza della civiltà monastica greco-bizantina fra l'VIII e il XIII secolo), molte della quali presentano affreschi, altari e sculture, sono in parte scavate, in parte completate da strutture murarie o ipogee.

Il fronte opposto a quello abitato offre una uguale ricchezza di testimonianze: si ricordano San Nicola dell'Ofra, la Madonna delle Croci, le cripte di San Eustachio, la Madonna di Monteverde, la Madonna degli Angeli, la Madonna del Giglio, Santa Barbara e i bellissimi affreschi di San Nicola dei Greci.
Altre chiese punteggiano il tessuto cittadino: San Giovanni Battista, del XIII secolo, così come San Domenico, o San Francesco d'Assisi in gran parte modificata nel corso del XVIII secolo, periodo a cui risale anche la chiesa del Purgatorio Nuovo. La piccola chiesa della Mater Domini appartenne all'ordine dei Cavalieri di Malta e risale al XVII secolo. Il complesso di Santa Chiara, invece, risale al XVI secolo, ma fu ampiamente ristrutturato due secoli più tardi.

All'infelice vicenda del conte Tramontano, ucciso dal popolo esasperato dalla pesante tassazione si lega anche quella del castello che egli decise di far erigere durante il suo dominio e che rimase incompiuto. Fra gli altri edifici storici di Matera si ricordano il Palazzo della Prefettura, ex convento dei padri predicatori (XIII secolo poi ampiamente rifatto),  il baroccheggiante Palazzo dell'Annunziata (XVII-XVIII secolo), il Palazzo del Sedile, (costruito nel 1540 e ristrutturato nel 1759), presenta una facciata fiancheggiata da due torri campanarie e ornata da sei statue.

Palazzo Lanfranchi (ex Seminario) è un edificio del 1670 circa, ai margini del Sasso Caveoso, commissionato dal vescovo omonimo, come spesso succedeva all'epoca. È di forma asimmetrica, probabilmente perché oggi ingloba anche la preesistente chiesa del Carmine, risalente al 1610. Un tempo era sede del Liceo Duni, dove insegnò Pascoli dal 1882 al 1884, mentre oggi ospita la Soprintendenza artistica. Annessa è la Pinacoteca D'Errico che ospita circa 300 dipinti di scuola napoletana del '600 e 700: è una delle più ricche raccolte del sud di collezionisti privati. Nell'edificio ha sede il Centro Carlo Levi, con molti dipinti e soprattutto l'enorme pannello Lucania 61, che Levi creò per l'esposizione Italia 61 di Torino. Nel pannello non solo è «questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre che sta per sempre nelle cose» ma anche Rocco Scotellaro, il sindaco-poeta di Tricarico morto a soli 30 anni, e la gente che lo piange. Dalla piazzetta Pascoli si gode uno splendido panorama sul Sasso Caveoso: a sinistra la Cattedrale, di fronte S. Maria de Idris.

Dei molti altri centri interessanti di Matera segnaliamo alcuni palazzi nobili, quasi tutti tra piazza Sedile e il Duomo: Palazzo Sedile, oggi Conservatorio, del 1779, di forma davvero insolita (grande arco, due statue di terracotta, due torri-campanili); Palazzo Alvino; Palazzo Giudicepietro, con elegante loggiato su bugne e bel salone in stile Impero; Palazzo Bronzini (via Duomo), facciata del '700 e cortile del '300; Palazzo Enselmi, caratterizzato da molte colonnine sagomate (via S. Biagio). In via Beccherie il Palazzetto Santoro con cinque archi e Palazzetto Porcari con bifora e bell'atrio.

Ricordiamo che i Sassi di Matera sono stati lo scenario del suggestivo film girato nel 2004 da Mel Gibson, "La Passione di Cristo".

Dintorni
A pochi chilometri vi è il Parco delle chiese rupestri. Sicuramente uno dei più spettacolari paesaggi rupestri d'Italia che testimonia l'antico rapporto tra natura e uomo.Il Parco Regionale Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano, più semplicemente detto Parco della Murgia Materana, è caratterizzato da una roccia tenera costituita da profondi solchi che disegnano rupi, forre, grotte, gravine utilizzate dall'uomo che vi si è insediato sin dalla preistoria. Esso è compreso tra le contrade poste tra la S.S. 7, la S.P. Matera–Ginosa–Montescaglioso e la S.S. 175.

Nel patrimonio delle chiese rupestri materane, converge l'intera articolazione delle componenti etniche, religiose e istituzionali dell'area: monasteri, santuari, antiche parrocchie, istituzioni vescovili, sono tutti elementi presenti nella committenza, possesso, gestione, ufficiatura delle chiese rupestri. Nel territorio cripte di notevole interesse, ed alcune ancora ben conservate, si rintracciano lungo la Gravina, il Bradano, gli affluenti principali dei due fiumi ed a margine della viabilità più antica. La Madonna degli Angeli evidenzia una tecnica di scavo molto precisa ed un ampio corredo di affreschi. La Madonna dei Derelitti conserva una elegante facciata in muratura. Nelle cripte di S. Falcione e di S. Vito alla Murgia si notano due presbiteri preceduti da un'aula unica. Al Cappuccino Vecchio, il raro impianto a due navate si presenta in tutta la sua complessità ed eleganza.

Nella Madonna delle Tre porte, l'elemento significativo oltre che dal residuo corredo di affreschi è costituito dalla pianta a tre navate con absidi contrapposte. Le cripte di Cristo la Selva e di S. Martino, si presentano al centro di un vasto insediamento abitato da pastori. S. Eustachio alla Selva Venusio, pur in parte crollata consente ancora di leggere l'impianto a tre navate con nicchie e cappelle laterali.  Altre chiese collocate lungo la viabilità principale costituiscono precisi capisaldi sul territorio a servizio di piccole comunità agropastorali o con funzioni di semplici cappelle rurale. La cripta degli Evangelisti conserva testimonianze di un ampio ciclo affrescato. La Madonna dell'Abbondanza è tra le chiese ipogee più vaste. S. Pietro in Principibus presso l'Appia, evidenzia un elegante impianto a basilica. Il patrimonio delle chiese rupestri nell'area del Parco, costituisce un unicum la cui articolazione e complessità in termini di storia e spiritualità contribuisce a delineare l'identità di un'area molto vasta.

Montescaglioso, località compresa nel parco, è un centro storico ricco di monumenti e di grande interesse ambientale. L'abitato è attestato fin dal VIII secolo a.C., come uno dei più importanti centri di quella che diverrà la Magna Grecia lucana. All'anno 893 risale la prima attestazione medievale, quale centro fortificato nel quale sono insediati i monaci benedettini. E' all'XI secolo che risale invece la realizzazione della bellissima Abbazia Benedettina di S. Michele Arcangelo che giocherà un ruolo fondamentale nelle vicende socio-economiche del centro abitato fino al XIX secolo.

Altro luogo da visitare è il complesso del Pollino, di cui di recente è stato istituito il Parco Nazionale (esteso tra la Calabria e la Basilicata, istituito nel 1993, comprende i territori di 56 Comuni: 32 in provincia di Cosenza, 22 in provincia di Potenza e 2 in provincia di Matera). E’ la più grande area protetta d'Italia, capace di offrire una natura per molti aspetti ancora selvaggia e poco conosciuta. Grandi aree conservate allo stato originario, dove il pino loricato, emblema del parco, si abbarbica alle pareti di roccia, si susseguono a paesaggi dolci delle valli, dei prati e pianori, profumati di lussureggianti fiori di primavera, dove si pratica ancora la pastorizia antica. Il versante settentrionale fa parte della Basilicata, mentre quello meridionale si trova in territorio calabrese. Il versante lucano è costituito da valli e montagne tra 1000 e 2000 m. di altezza, ricche di foreste e corsi d'acqua, circondato da una serie di caratteristici centri abitati. Le cime più alte, innevate per la maggior parte dell'anno, superano i 2000 m. e sono costituite dalla Serra Dolcedorme (2267 m.), dal Monte Pollino (2248 m.), dalla Serra del Prete (2180 m.), dalla Serra delle Ciavole (2127 m.) e dalla Serra di Crispo (2053 m.). Da S. Severino Lucano si diparte un altro breve tracciato che conduce alla valle del Frido fino al santuario settecentesco della Madonna del Pollino, dove si radunano a luglio migliaia di fedeli in pellegrinaggio dalle regione limitrofe. Da Terranova una strada conduce al laghetto della Duia, da cui si dirama una serie di sentieri che costeggiano piccoli specchi d'acqua; seguendo la cima del monte Pelato s'incontra un percorso che giunge al santuario della Madonna del Pollino. Tra Episcopia e S. Severino Lucano si estende il bosco di Magnano, fra i 700 e i 900 m. di altitudine, con faggi, cerri e querce, attraversato dal torrente Peschiera, le cui rive sono arricchite da un'intensa vegetazione di salici e ontani neri. Tra Terranova e Francavilla un sentiero porta alla sorgente Catusa, uno dei luoghi più famosi del Parco, inserita in una suggestiva cornice naturale tra massi monumentali e faggi. Altri percorsi si diramano nel cuore del massiccio tra il colle dell'Impiso e il casino Toscano. Inoltre nel territorio del Parco, oltre alle grandi risorse e attrattive paesaggistiche e naturali, si ritrovano importanti elementi culturali e folcloristici, dovuti alla ricca storia e tradizione locale; l’area linguistica tra Basilicata e Calabria, in particolar modo, è fortemente segnata dalla presenza albanese, insediatasi da ben cinque secoli, che ha dato vita ad usi e costumi di grande interesse etnografico e turistico.

Enogastronomia
La Basilicata è una terra talmente ricca di tradizioni culinarie che offre molto dal punto di vista enogastronomico. Fiore all'occhiello della regione, la cucina lucana è tradizionalmente una sapiente unione di prodotti semplici e genuini, lontana dalle sofisticate elaborazioni della cucina moderna. Le verdure spesso vengono gustate come primo piatto, da sole o accompagnate da legumi o pasta, ad esempio: fave e cicorie, scorze di mandorla con le cime di rapa, cicoria di campo in brodo di carne. I legumi, i cereali, gli ortaggi e le erbe aromatiche sono la base di piatti dal gusto deciso e nel contempo armonico. La pasta, tradizionalmente lavorata a mano con sola farina di grano duro, sale e acqua, può essere considerata quasi un'invenzione lucana.E di pasta fatta in casa c'è solo l'imbarazzo della scelta: fusilli, lagane, maccaroni, capunti, cavatelli, calzoni, scorze di mandorla, orecchiette, strascinati, ecc.

I formaggi costituiscono un motivo ricorrente sulle tavole di tutta la regione. Tutti di ottima qualità, soprattutto quelli ricavati da latte di pecora e di capra. Il pecorino lucano, prodotto con il 70% di latte ovino e il 30% di latte caprino, stagionato da tre mesi a un anno, è un formaggio di qualità e gusto veramente eccezionali.

Poi ricotta, burrata, mozzarelle, scamorza, manteca, varie provole, caciocavallo e cacioricotta. Altra invenzione gastronomica lucana è la salsiccia, in molti luoghi d'Italia denominata “lucanica” o “luganega”, già nota nell'antica Roma e i cui sapori furono cantati da Apicio, Cicerone, Marziale e Varrone. Se ne producono di qualità pregiata in tutte le zone interne della Basilicata e possono essere consumate fresche o stagionate o addirittura conservate sotto olio o sugna. Le soppressate, salsicce di carne di maiale tagliata con la punta del coltello, seccate e poi conservate sotto olio extra vergine di oliva, sono un ottimo esempio dell'accurata produzione, ma se vi capita assaggiate la cosiddetta “pezzenta”, ricavata dai ritagli del maiale, o la salsiccia sotto sugna.

Le carni tradizionalmente utilizzate sono quelle di pecora e di capra e vengono preparate alla brace, in umido o al forno; “il cutturidd”, pecora in umido, piatto di antica tradizione pastorale, viene preparato in un recipiente di terracotta come vuole la tradizione o in pentoloni di alluminio pesante. Il ragù di carne, condimento ideale per molti tipi di pasta come per un piatto a base di grano, viene preparato utilizzando tre diversi tipi di carne: agnello, maiale e capretto che dopo rosolatura vengono cotti nel sugo di pomodoro.

Il pane è ancora oggi la base di una buona tavola lucana. Se ne producono molte varietà, tutte a base di farina di grano duro, lievito, sale e acqua, che vengono cotte nei molti forni a legna esistenti. La caratteristica di questo pane è il colore giallo dorato e il sapore fragrante che si conserva anche alcuni giorni dopo la preparazione.

Il peperoncino, il cui uso è molto diffuso in tutta la regione, è sempre adoperato nella giusta misura in modo da risultare gradevole anche a chi non ama il cibo troppo gustoso. Altra particolarità è costituita dai lampascioni, una varietà di cipolletta selvatica dal gusto particolare, che si consumano da soli o in combinazione con altri piatti.. I dolci della tradizione regionale si ottengono con ingredienti semplici e grazie ad accostamenti arditi, basti pensare ai catoncelli ripieni di crema di ceci miscelata con cacao amaro e zucchero, o al sanguinaccio preparato con sangue di maiale, mosto cotto, cioccolato fondente, uva passa, buccia di limone, cannella e zucchero. Questi prodotti non sono di facile reperibilità perché in genere preparati per consumi familiari. Vogliamo infine ricordare che la stragrande maggioranza delle pietanze e dei prodotti citati sono di casa in quasi tutti i ristoranti della regione.

Eventi folclorisitici
Famosa è la Festa della Bruna, il 2 luglio, a Matera. 'Bruna' forse per il legame alla terra fertile propiziatrice di buoni raccolti. Inizia, comunque, nel 1380 con il papa Urbano VI, già vescovo di Matera, con caratteristiche soltanto religiose, con il passare dei secoli diventa sempre più profana. Il Carro e' l'elemento focalizzante, colorato e adorno di fregi: su di esso le statue in cartapesta, ogni anno raffiguranti un episodio diverso dei Vecchio o dei Nuovo Testamento. I fondali rappresentano in genere particolari dei Sassi o facciate di chiese. La costruzione dei Carro dura circa 4 mesi; qui si mostra tutta la capacità artigianale, molto antica, dei lavorare la cartapesta ed il legno (in genere sono ancora due fami- glie che da anni lo allestiscono, i Pentasuglia e gli Epifania) nel quartiere di Piccia nello. All'alba dei 2 luglio a partire dalla Cattedrale ha luogo una processione di pastori. Al tramonto dal rione Piccianello muove il "Carro", trainato da 8 muli bardati e difeso da una imponente e spettacolare cavalcata di giovani popolani con elmo, corazza e splendide divise appositamente allestite dalle famiglie. Giunto al Duomo il Carro compie tre giri intorno alla piazza, la Madonna 'scende' e torna in Chiesa. Il Carro viene 'consegnato' al popolo che lo distrugge e ne conserva una reliquia, mentre un grande spettacolo pirotecnico accende di bagliori le grotte neolitiche e illumina i Sassi che si colorano di mille luci formando un'immagine suggestiva unica al mondo.

Come arrivare
Da Bari (in auto): prendere la S.S. 96 seguendo le indicazioni per Altamura, quindi imboccare la S.S. 99 diretta a Matera. (in treno): accanto alla stazione delle Ferrovie dello Stato (FS) si trova la stazione della FAL (Ferrovie Appulo Lucone).
Da Taranto (in auto): prendere la S.S. 106 (Ionica) e proseguire fino a Metaponto dove c'è lo svincolo per Matera. Imboccare la S.S. 175 e dopo circa 40 Km prendere la S.S. 7, di lì, seguire le indicazioni per Matera.
Da Napoli, Roma, Firenze (in auto): prendere la A3 (Autostrada del Sole) e imboccare la Bosentana (S.S. 407) all'altezza di Sicignano. Dopo circa 100 Km, all'altezza Ferrandina, immettervi sulla S.S. 7 via Appia e seguire le indicazioni per Matera.

Da non perdere