ORISTANO
E' situata a nord della pianura del Campidano e si affaccia sul golfo omonimo; percorsa sulla sinistra dal fiume Tirsi e a nord dallo Stagno di S. Giusta; a contornare il tutto troviamo le alture del Monte Arci. Oltre che la bellezza della costa anche le località di mezza montagna riservano ai turisti un paesaggio sereno e incontaminato.
Cenni Storici La storia di Oristano s'identifica con la storia del Giudicato d'Arborea di cui era, appunto, la città principale. Dopo le vittoriose spedizioni contro il saraceno Mugahid, le repubbliche marinare di Pisa e Genova erano penetrate lentamente nell'isola, incoraggiate dall'importanza strategica della Sardegna.
Così, mentre Pisa allacciava rapporti politici ed economici con il Logudoro, la Gallura ed il Cagliaritano, Genova, si guadagnava l'amicizia del giudice Comita d'Arborea che con un atto del 1131 poneva la sua famiglia e Oristano sotto la protezione del comune ligure.
Col passare degli anni i tempi della concordia intergiudicale vennero meno: le due repubbliche marinare miravano infatti alla conquista militare della Sardegna.
Pisa tentava ora di acquisire il completo controllo dell'isola, sostenendo, nel 1192, Guglielmo di Massa giudice di Cagliari, e Costantino di Torres, a muovere contro Pietro, figlio di Barisone giudice di Arborea. Pietro fu imprigionato e il giudicato d'Arborea fu spartito fra Guglielmo e Costantino i quali un anno dopo si dichiararono guerra, e poiché la vittoria del primo fu completa, il secondo dovette rinunciare alla sua parte nel giudicato d'Arborea. A questo punto la storia di Oristano si complica tantissimo, tanto che gli storici non riescono né a precisare i tempi né i luoghi di come accadessero i fatti. Buona parte del ‘200 presenta una serie complicata di successioni al titolo di Giudice d'Arborea. Il giudicato d'Arborea, cercò di sopravvivere alleandosi con l'Aragona e stipulando con essa un accordo feudale. Così nel giugno del 1323, le milizie iberiche, invocate dal giudice oristanese Ugone II di Bas, sbarcarono a Palmas di Sulcis e iniziarono la conquista del regnum.
Nel 1478 si concluse l'ultima guerra sarda, che sancì la fine delle rivolte e del giudicato d'Arborea. Nei secoli XVI e XVII, alla miseria causata dalla rarità dei commerci, dalla pessima amministrazione, dalla peste e dalla carestia si aggiunsero le rovinose incursioni dei barbari.
Quando nel 1720 la Sardegna passò in mano al Piemonte, i sardi sperarono in un miglioramento immediato della loro condizione. In effetti il nuovo governo portò delle migliorie, ma i problemi della Sardegna erano tali e tanti che né la relativa buona volontà del governo sabaudo né i tentativi degli isolani riuscivano a risolverli completamente. Si ebbero nuove sommosse, represse, che si unirono alla carestia, che caratterizzò il XVIII secolo. Nel 1807 Vittorio Emanuele I divise la Sardegna in quindici prefetture, designando Oristano a sede del prefetto, che perse, successivamente, nel 1821. L'Editto di Carlo Alberto del 27 giugno 1837, nello stabilire lei tribunali collegati fece tornare Oristano capoluogo di Prefettura Giudiziaria. Con l'ordinamento amministrativo del nuovo Regno d'Italia, la città fu prescelta a capoluogo del circondario, comprendente 105 comuni. Nel luglio del 1974, Oristano divenne capoluogo di Provincia.
Passeggiando per Oristano Da vedere la Torre di San Cristoforo del ‘200, posta al centro della città, in piazza Roma. La possente torre viene chiamata anche Torre di Mariano II dal nome del giudice d'Arborea che la fece costruire nel 1291. Questa torre è tutto quello che rimane di un'antica cinta muraria medievale distrutta nel XIX secolo. E' strutturata su pianta quadrilatera su tre piani ed ha il lato verso la città aperto; in cima al baluardo è presente una piccola torre campanaria merlata del XV secolo.
Da piazza Roma, percorrendo corso Umberto o via Dritta, principale strada per la passeggiata cittadina, si arriva in piazza Eleonora D’Arborea. Nella piazza si trova il Monumento dedicato a questo personaggio storico della storia della Sardegna, e palazzo del Municipio, con un bel chiostro interno. In città la casa di Eleonora d'Arborea è una costruzione del '500 in stile rinascimentale. Situata in via Parpaglia è un interessante esempio di architettura del XVI secolo. Presenta caratteristiche rinascimentali e nella facciata accoglie l'emblema del Casato d'Arborea (un albero sradicato). Eleonora d'Arborea rivestì un'importante carica amministrativa ma è ricordata come eroina locale per la sua difesa della provincia contro gli Aragonesi.
Via del Duomo ci conduce nella omonima piazza dove si affaccia la Cattedrale di Oristano intitolata alla Beata Vergine Assunta, affiancata da un bel campanile a pianta ottagonale e cupola a cipolla. E' stata costruita nel XIII secolo e, pur rimaneggiata nel corso dei secoli, conserva ancora caratteristiche della sua struttura originaria, tra cui la Cappella del Rimadio, la base del Campanile e parte dell'abside. L'interno è strutturato su pianta a croce latina , possiede tre cupole di cui la prima a destra custodisce una statua in legno dell'Annunziata opera di Nino Pisano. Sempre in piazza del Duomo, si affaccia il bel palazzo del Seminario Arcivescovile dell'Immacolata o Seminario Tridentino Arborense, del 1712. Dal Duomo prendiamo la via Vittorio Emanuele e, passando per la galleria Vittorio Emanuele, arriviamo nella piazzetta Corrias. Qui si trova, nello storico palazzo Parpaglia, l'Antiquarium Arborense, il grande museo archeologico sorto nel 1938 con l'acquisizione della collezione dell'avvocato Efisio Pischedda ceh raccoglie importante materiale archeologico dell'età neolitica, nuragica, punica e romana.
Proseguiamo la visita del centro di Oristano, a breve distanza troviamo la chiesa di San Francesco, costruita nel 1838 in stile neoclassico sul luogo di una preesistente chiesa gotica, recentemente restaurata. All'interno il quattrocentesco crocifisso in legno detto di Nicodemo. In via del Carmine incontriamo un vero gioiello dello stile rococò italiano è la chiesa della Beata Vergine del Carmine con l'annesso convento, opera dell'architetto Giuseppe Viana, Architetto Regio per il Regno di Sardegna. |
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Marina di Torregrande è la spiaggia di Oristano con il suo porto turistico. A Marina di Torregrande sorge la Gran Torre, la maggiore delle quasi 105 torri costruite dagli spagnoli nel sedicesimo secolo a difesa delle coste dell'isola. La spiaggia di Marina di Torregrande è proprio di fronte all'abitato ed è la spiaggia preferita dagli Oristanesi. Proseguendo oltre la spiaggia si arriva al porticciolo turistico di Oristano, in prossimità del quale sbocca il canale scolmatore che collega l'estremo inferiore dello stagno di Cabras con il mare. Qui si trova la grande peschiera di Pontis. Proseguendo, la costa ha una ampia rientranza a formare una grande laguna salmastra. E' lo stagno laguna di Mistras nel quale si trova un'altra importante peschiera.
Dintorni Il territorio è percorso dal fiume Tirso, dotato di un'ottima rete stradale e caratterizzato dalla presenza di 90 chilometri di coste, da un sistema di stagni lagune, estuari che attornia la città, uno dei sistemi di zone umide più variati ed interessanti, uno straordinario patrimonio ornitologico e naturalistico tra i più importanti d’Europa disseminato da complessi nuragici e da rilevanti testimonianze del passato.
Ha conservato nel tempo intatte alcune peculiari caratteristiche, come le coste del Sinis, ancora allo stato naturale e così ampi tratti del litorale che si integrano con le pinete e gli specchi d'acqua circostanti, dimora dei fenicotteri rosa e di altre specie ornitologiche, paesaggi e siti ideali per le attività equestri e quelle da diporto e a carattere ambientale e archeologico.
Si tratta di percorsi che partendo dalla Valle da Pesca di Marceddì attraverso Arborea e la sua bonifica agraria, toccano Santa Giusta, lo stagno omonimo, la basilica romanico - pisana, la città sepolta di Ohtoca, costeggiano il porto industriale. Poi, attraverso gli stagni e le peschiere di Cabras, verso Tharros, sito molto importante da visitare soprattutto dal punto di vista archeologico – urbanistico, i nuraghi, la costa del Sinis, Capo San Marco e l'oasi naturalistica di "Turre Seu". |
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Un insieme incomparabile di bellezze che verso nord viene esaltato dalle scogliere di "Su Tingiosu", dalla marina di San Vero Milis, dall'immensa pineta di Is Arenas e dai bianchi scogli di S'Archittu, dalla città di Cornus, un’area paleocristiana, risalente al VI secolo d.C. e dal litorale di Tresnuraghes. Nella parte settentrionale della penisola del Sinis è situato lo stagno di Sale Porcus. Questo stagno insieme ad altri fa parte di un complesso di 600 ettari di laghi salmastri temporanei. Nello stagno di Sale Porcus ci sono tre isolette dove frequentemente si vanno a riposare fenicotteri e altri uccelli. Nel periodo che va da settembre ad aprile questo luogo è uno dei più importanti del mondo per questi volatili in quanto ospita, a volte, dai 5000 agli 8000 fenicotteri contemporaneamente e ciò vuol dire dare rifugio all' 1% dell'intera popolazione mondiale. Per questo lo stagno è gestito dalla Lega Italiana Protezione Uccelli. La parte meridionale della costa, verso San Giovanni, è rocciosa per poi diventare risalendo dapprima sabbiosa e quindi verso nord caratterizzata da alte falesie fino alla sommità di Capo Mannu. Nella parte superiore della penisola del Sinis sono localizzati diversi insediamenti turistici. Il più conosciuto insediamento, in comune di San Vero Milis, è Putzu Idu, edificato in una insenatura sabbiosa lunga oltre 2 km chiamata cala Salina. Superato Capo Mannu si entra nel comune di Narbolia e dopo 1 km arriviamo a Su Pallosu, 4 km di sabbia affacciata verso nord su cala Su Pallosu, una splendida cala riparata dal vento.
Il tema marino appare dominante, ma non di minore rilievo è l'attrattiva offerta dal turismo montano con il sistema del Montiferru e dalle comunità che vi risiedono, sino alla borgata di San Leonardo, la diga del Tirso e i territori del Ghilarzese e del Barigadu, per scendere nuovamente a valle, costeggiando il fiume Tirso e le terme di Fordongianus, edificate sulla riva del fiume già nel I secolo d.C. dai romani, che si insediarono in loco sia per l'importanza strategica ai fini militari e commerciali, sia per lo sfruttamento delle acque calde a scopo terapeutico, per poi proseguire verso il Castello di Medusa di Samugheo ed il Rio Flumineddu di Asuni per giungere al monte Arci e al dolce paesaggio delle colline della Marmilla di Ales e di Mogoro, ricche di tradizioni artigiane.
Enogastronomia Nella cucina tipica di Oristano si ritrovano componenti marinare e contadine. Tra i piatti tipici c'è la “merca” , pesce cucinato con erbe palustri, Civraxiu, pillonca, bottarga, sartizzu siccau, formaggi dolci, mustazzolus, bianchittus, gesminus, la gallina al mirto (gallina bollita con odori e rametti di mirto). Altre carni molto utilizzate sono l'agnello ed il porcellino di latte.
Tra i vini vi segnaliamo la Arborea, e la Vernaccia di Oristano, Rosso dei Mandrolisai, Torrevecchia, Malvasia della cantina di Marmilla.
Eventi La Mostra dell'Artigianato e dei Prodotti Tipici in luglio-settembre. La Festa Patronale di S. Archelao in febbraio. A febbraio ricordiamo la solenne festa di carnevale con l’esibizione equestre eseguita secondo un rituale di origine cavalleresca che ha per figura centrale il Componidori, cavaliere scelto e vestito sontuosamente, che guida il torneo in piazza e le acrobazie equestri fuori dalle mura. Nel litorale oristanese di Torregrande la sera di Ferragosto si corre "Sa Sartigliedda". La medioevale giostra equestre di carnevale, in versione estiva, vede protagonisti i mini cavalieri e le amazzoni del Giara club di Oristano. Ogni anno la tradizione si ripete con la corsa alla stella seguita dalle pariglie.
Come Arrivare In Auto: Strada Statale n°131 Oristano-Cagliari; Strada Statale n°131 Oristano-Sassari; Strada Statle n°131 Oristano-Nuoro e poi Strada Statale n°129; Strada Statale n° 126 Oristano-Iglésias. In Aereo: Aaeroporto di Oristano. In Nave: Il porto più vicino è quello di Marina di Torre Grande a 8 km di distanza. |
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