IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA
REGGIO CALABRIA
La città sorge in splendida posizione sulla costa orientale dello Stretto di Messina, nel punto in cui lo stretto si apre nel mare Ionio e per la veduta che offre del magnifico panorama della costa siciliana, dei monti Peloritani e dell'Etna, fu definito dal d'Annunzio "il più bel chilometro d'Italia".
Cenni Storici Le sue origini risalgono alla seconda metà del VII secolo a.C. e sono collegate alla fondazione di altre città calcidesi fra cui Messina. Città aristocratica e prospera grazie alla felice posizione al centro di una delle più importanti vie di comunicazioni di quei secoli. Si alleò con i Romani, divenendo nell'89 a.C. municipium romano e assumendo, in età augustea, il nome di Rhegium Iulii.
Fu probabilmente tra le prime località della penisola ad essere influenzata dalla predicazione cristiana, come è attestato negli Atti degli Apostoli (XXVIII, 13), allorché si riferisce a San Paolo che, nel lungo viaggio da Malta a Roma, fece tappa anche a Reggio nel 61 D.C..
Conobbe per più di cinque secoli la dominazione di Bizantini sotto i quali rifiorì culturalmente e politicamente. Dal IX secolo, per fronteggiare al meglio la minaccia araba, i Bizantini fecero erigere varie fortificazioni nell’entroterra reggino, edificando alcuni kastra (detti anche motte), tra cui i quattro principali di S. Aniceto, S. Agata, Calanna e Cenisio. In questo periodo fu ampliato anche il castello cittadino, la cui fondazione risaliva in ogni modo ad un’età più arcaica.
Nel 1060 fu conquistata dai Normanni. Nel 1267 sotto la signoria degli Angioini subì un sostanziale peggioramento delle proprie condizioni sociali ed economiche. Nel 1433 fu conquistata dal re aragonese Alfonso il Magnanimo, che la incorporò nel regno di Napoli e la ridusse a feudo. Nel 1502 Reggio fu al potere del re di Spagna, Ferdinando il Cattolico. Il quadro complessivo precipitò dalla metà del ’500 in avanti, quando si intensificarono le incursioni dei pirati turchi. Nel Seicento l’amministrazione spagnola favorì l’introduzione in tutta la provincia della coltivazione del bergamotto, destinata a divenire, insieme all'allevamento del baco da seta, la principale attività produttiva nei secoli a venire.
Nel Settecento cadde sotto i Borboni. Le idee illuministe si diffusero anche negli ambienti culturali reggini, ma la polizia borbonica stroncò sul nascere ogni velleità rivoluzionaria. Il 21 agosto 1860 Reggio fu conquistata dai garibaldini.
La situazione socio-economica della provincia non migliorò negli anni post-unitari, anzi si indebolì a causa della crisi del settore tessile e artigianale, incapace di reggere la concorrenza esterna, oltre che per altri fattori sfavorevoli, quali l’accresciuta pressione fiscale, la privatizzazione dei terreni demaniali, l’elevato tasso di analfabetismo, l’insorgenza delle prime forme di criminalità organizzata. Per tali ragioni anche Reggio fu, agli inizi del XX secolo, interessata dal fenomeno dell’emigrazione che continuò fino agli anni settanta-ottanta, in seguito al mancato decollo dei poli industriali di Saline Joniche e di Gioia Tauro e alla crisi delle attività agricole tradizionali. |
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Passeggiando per Reggio calabria Città antica dall'importante passato storico, Reggio conserva ben poche testimonianze del passato, perché fu più volte completamente distrutta dai terremoti. L’attuale aspetto della città rispecchia l’indirizzo urbanistico della pianificazione territoriale imposta dal terribile terremoto che il 28 dicembre 1908 rase al suolo il nucleo antico, che pure ebbe la sua logica architettonica in virtù di un altro gravissimo evento sismico nel 1783. Corso Garibaldi, che si distende per due chilometri attraverso il centro della città ha una delle passeggiate più belle e animate della Calabria. Reggio ha un bellissimo lungomare e, per la veduta che offre del magnifico panorama della costa siciliana, dei monti Peloritani e dell'Etna, fu definito dal d'Annunzio "il più bel chilometro d'Italia". Sul lungomare Matteotti si trovano circa 25000 mq. di verde con un prezioso patrimonio vegetale costituito da una varietà di arbusti di alto fusto, che rendono questa zona della città un museo naturalistico all'aperto. Passeggiando lungo questa grande via si potranno ammirare, inoltre, gli scavi delle mura greche e delle terme romane.
Da visitare il Museo Nazionale. Noto come Museo della Magna Grecia, è uno dei più importanti dell'Italia Meridionale. E' ricchissimo di reperti, tra i quali fiore all'occhiello sono i Bronzi di Riace, statue risalenti al V sec. a.C. Nella medesima sala, si trova la Testa del Filosofo, anch'essa in bronzo, considerata il più antico ritratto greco conosciuto. Tra le tante sezioni del Museo, assume particolare importanza quella dedicata a Locri. Qui si possono ammirare i corredi delle necropoli delle città greche, i resti architettonici e votivi ritrovati nei santuari, insieme a prodotti dell'arte e dell'artigianato.
Il maestoso duomo di Reggio Calabria, l'edificio sacro più ampio della regione, fu costruito in stile neo-romanico nel corso degli anni Trenta. Sulla preziosa facciata, finemente decorata, si aprono tre bei portali e graziose bifore a tutto sesto, mentre i lati delle scalinate di accesso presentano due pregevoli statue di Francesco Jerace, raffiguranti i SS Paolo e Stefano. L'interno, diviso in tre navate, conserva opere d'arte di notevole valore artistico. |
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Dintorni Vista dall'aereo la provincia di Reggio Calabria, punta estrema dello stivale italiano, è un’enorme montagna accarezzata dal mare. L'Aspromonte, tra Palmi e Capo Zefirio, a sud di Locri, raggiunge il mare con i suoi contrafforti, che diventano fondali marini dai colori suggestivi; a nord abbraccia da un lato la Piana di Gioia Tauro, con i suoi ampi terrazzi che degradano verdi di oliveti e di agrumeti, tra S. Cristina e Delianuova, dall'altro il dossone della Melia, sua emanazione, che si allunga come un lungo braccio fino ai confini della provincia di Vibo Valentia. L'Aspromonte è il soggetto principale della provincia: ne domina gran parte del territorio e ancor oggi, grazie al parco Nazionale, è custode di grandi foreste, di corsi d'acqua che precipitano a valle con suggestive cascate e formano laghi, oppure scompaiono nei subalvei delle fiumare. Ma anche il mare è dappertutto, con il suo fascino, i suoi colori, le sue luci. Spiagge calde e lunghissime ne tracciano i contorni, aprendosi verso la vicinissima Sicilia ed il maestoso Etna, che sono parte integrante del paesaggio, visibili dalla prima parte della costa ionica, dalla Costa Viola, da Palmi, dall'Aspromonte.
Si possono consigliare molti itinerari di interesse storico, artistico, paesaggistico, anche raggiungendo località nella vicinissima Sicilia. Tra i centri da visitare Gerace è una della città calabrese più importante per la sua storia e per i suoi monumenti. La Cattedrale (XI sec.) ha forme proprie della architettura religiosa francese. Stilo è tra le cittadine più interessanti della Calabria per le testimonianze medievali e barocche. È nota per aver dato i natali al filosofo Tommaso Campanella, autore de "La città del Sole". A Stignano da vedere è la splendida Villa Caristo, uno dei pochi esempi di stile barocco esistenti in Calabria. Locri è città ricca di fermenti culturali, dove si trova la zona archeologica della famosissima Locri Epizephiri con i resti del Tempio jonico di Marasà, il Santuario di Persephone, la Necropoli e dell'Antiquarium, il teatro Greco-RomanoBova è il centro della grecità, non tanto per le vestigia attuali ma perché possiede i monumenti più significativi, ha la storia più importante e, tuttora, si fa promotrice di iniziative per la tutela della lingua e di tutta la civiltà grecanica.
Si può approfittare per un’escursione nella vicina Sicilia, sul vulcano attivo più alto d’Europa,l’Etna, con visita ai crateri silvestri a 1800 metri e possibilità di ascesa a 3.000 metri in prossimità del cratere centrale. E poi continuare per Taormina e visitare il teatro greco.
L’area costiera tirrenica reggina costituisce un patrimonio di alto valore paesaggistico e culturale. Paragonato a quello delle “Cinque terre” liguri, il territorio della Costa Viola, chiuso tra il mare e le montagne, è dominato da una serie di alte e frastagliate costiere, tra le quali spicca quella del Monte Sant’Elia, da dove è possibile ammirare un panorama unico. I terrazzamenti costruiti sulle colline a strapiombo sul mare, testimoniano un afflato unico tra uomo e natura nel superare la ripidità dei terreni e sfruttare gli effetti benefici del mare. La Costa Viola deve il suo nome ai riflessi che, soprattutto al tramonto, colorano il mare cristallino. I fondali marini, già a pochi metri dalla spiaggia ed a qualche decina di metri di profondità, sono un vero paradiso sommerso, fatto di grotte, colonie di spugne e gorgonie.
A Scilla si può ammirare il castello dei Ruffo costruito su un sperone di roccia da cui domina il Paese. L’estate è la stagione ideale per godere della lunga spiaggia accarezzata da acque ancora limpide e delle intatte atmosfere di vecchio borgo marinaro. Lo sperone di roccia a picco sul mare divide due marine, Marina Grande da un lato e dall’altro Chianalea, il borgo dei pescatori con il mare che lambisce le vecchie case addossate le une alle altre. |
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Palmi per la posizione in cui è posta, a mezza costa tra le spiagge sabbiose di Tauriana, le scogliere di Roccaglioso e della Marinella e la spalliera spallosa del Sant'Elia, ha il privilegio di essere città di mare e di colle e goderne, perciò, il duplice beneficio influsso.La bellezza del luogo è resa ancora più attraente dalla varia e ricca vegetazione, in cui, accanto a rigogliose palme ed a giardini di aranci, assumono mole e forme inusitate gli ulivi: quegli ulivi che Maxime du Camp, venuto a Palmi nel 1860, al seguito della spedizione dei Mille, definì più belli degli ulivi di Smirne o dell'Attica.
Enogastronomia La cucina reggina offre una fantasia di gusti molteplici, che le viene dalla non lontana soggezione della città agli spagnoli e dalla vicinanza con la Sicilia degli arabi. Tra l'altro Reggio è città di mare e di montagna, da qui una varietà di piatti notevolissima, tra i quali c'è veramente l'imbarazzo della scelta. La ricerca di sensazioni forti nei prodotti della natura ha reso la gastronomia reggina un’arte semplice, ma ricca di tradizioni, tramandate di generazione in generazione, poi rinnovate nel tempo. La tipicità è strettamente legata all’uso del peperoncino, per il quale la fantasia dei produttori si è sbizzarrita nella creazione di prodotti che si intrecciano e si sovrappongono con quelli della tradizione. Vero lusso della tavola e allegria assicurata, per una giornata di festa, sono i tipici "maccarruni", rinomati maccheroni con il buco, che venivano lavorati abilmente con i ferri sottili utilizzati per lavorare la lana.Questa pasta, ancora oggi, viene preparata con la farina di grano duro e, successivamente, servita accompagnandola con un ragù di carne di salsiccia, abbondante finocchietto, peperoncino e con ricotta stagionata e salata. Uno dei riti culinari più antichi di questa città e della sua provincia è rappresentato dalla cosiddetta frittolata. Le carni meno pregiate del maiale, cucinate sapientemente da mani esperte nella caddara, un caratteristico pentolone di rame zincato, la cui cottura, alimentata dal fuoco della legna, avviene lentamente e.. nel proprio grasso. Ancora oggi il rito delle frittole è molto in uso a Reggio; ed allora è altrettanto facile trovare questi "chef" della tradizione nei cortili delle case private o per le strade e perfino sui marciapiedi, dove i "bucceri", ovvero i macellai, inebriano le strade di profumi sopraffini e invitanti.
Un posto d'onore spetta ad una pietanza che si potrebbe pur ritenere povera, ma che è certamente ricca di gusto: U "suffrittu". Si tratta di un secondo piatto composto di frattaglie di vaccino in pezzetti: trippa, rene, intestino, accuratamente puliti e raschiati in acqua bollente e limone e quindi stufati in salsa molto rossa e piccante. Piatti più poveri, ma molto comuni e sbrigativi, sono quelli a base di ortaggi, dai primi piatti come pasta e cavolfiore o pasta e broccoli, pasta con zucchine fritte, aglio e mollica abbrustolita in padella; ai secondi , come brocculi'ffucati (un soffritto di aglio, peperoncino o pepe nero, in mezzo bicchiere di vino, in cui si fanno rosolare, coperti a fuoco lento, i broccoli), come peperoni e pomodori ripieni(con pangrattato, odori e formaggio), e ancora parmigiana di melanzane, di zucchine ecc... Un pezzo forte è rappresentata dalle fave a maccu; si tratta di fave secche, sgusciate pazientemente con arte, fatte sfaldare a mò di purè, da amalgamare con abbondante cipolla e, in alcuni casi mescolate con la pasta lunga, anche spaghetti, spezzata prima di essere buttata in pentola. Da non dimenticare inoltre le uova chi curcuci preparate con le rimanenze della cottura delle carni meno pregiate del maiale. Salumi (soppressata, capicollo, filetti, ‘nduja), formaggi tradizionali, olio extra vergine d’oliva sono i biglietti da visita per i palati più esigenti. Per non dimenticare la singolare arte delle conserve, grazie alla quale i prodotti della natura (salsa di pomodoro, funghi, melanzane, tonno e tanti altri prodotti), raccolti e conservati, sono in grado di restituire intatti i profumi dell’orto ed i colori delle stagioni ormai trascorse. Il pescespada, pescato tra aprile e settembre, è il simbolo della cucina dell’area costiera tirrenica reggina, accanto al “pesce azzurro”, che quotidianamente viene portato a riva dai pescherecci. Proposto sotto forma di delicati involtini con ripieno di mollica, olive, capperi e prezzemolo cosparso di salmoriglio con abbondante aglio, oppure gratinato con il pomodoro a pezzetti e la mollica, o ancora nella sua variante alla ghiotta, con pomodorino fresco, cipolla, olive bianche o nere e capperi, resta sempre il grande re della cucina e della tavola. Un pesce molto utilizzato, e oltremodo rivalorizzato, è il pesce stocco, quello secco, che viene sapientemente ammollato in acqua corrente. Gustose sono anche si tratta delle costardelle, piccoli pesci azzurri muniti di minuscola spada; si gustano preferibilmente con una cottura che li propone ndorati e frittio a cipuddata, praticamente cosparsi di aceto, aglio e cipolla dopo essere stati fritti. Ma la prelibatezza assoluta è rappresentata dalle delicate frittelle di nannata, la rosamarina, nota anche come il "caviale del Sud" ; si tratta del neonato pesce azzurro, che viene consumato anche crudo, condito con succo di limone ed un goccio di olio.
Per i dolci tradizionali miele, mandorle, fichi secchi e agrumi, sono alcuni degli ingredienti che danno colore e profumo alla vasta gamma di dolci che imbadiscono le tavole reggine. La nzudda rimane il simbolo di questa antichissima tradizione: miele caramellato, farina e fichi secchi prendono le forme più curiose e simpatiche per essere venduti sui colorati banconi dei venditori ambulanti, spesso dentro caratteristiche cassapanche. E' questo il dolce tipico delle feste di paese, delle fiere e delle sagre.
A Reggio ogni ricorrenza religiosa ha il suo dolce, lavorato seguendo le ricette tradizionali: a Natale si gustano i petrali , dolcetti ripieni di fichi secchi, noci e canditi, e decorati con cioccolato e zucchero; a Pasqua il dolce tipico è il cuddhuraci, decorato con uova sode. Anche il carnevale ha il suo dolce speciale: è la pignolata, polpettine di pasta dolce, fritte in olio di oliva e unite tra di loro dal miele.
Un ultimo riferimento tocca ai vini di cui la provincia non è avara e, tra i migliori e più famosi, basta ricordare il Pellaro, forte e pastoso, il Sambatello più leggero, ma ottimi vini sono anche quelli provenienti dal Palmese e, sulla Jonica, spunta il famoso Palizzi. Una menzione particolare meritano i vini di Bianco: il Montonico e il Greco, ormai famosi in tutta Italia, che sono piuttosto da dessert o comunque liquorosi, e tipici così lo Zibibbo e il Cerasuolo.
Come arrivare In auto: Autostrada Salerno–Reggio Calabria (senza pedaggio); all'uscita della Autostrada, senza entrare in Città, imboccare la tangenziale per Taranto; e seguire le indicazioni Reggio centro, dove a pochi metri dal Palazzo del Comune di Reggio Calabria sorge l'Università. In treno: treni diretti (anche con vettura cuccetta) da Roma, Torino, Genova, Milano, Bolzano, Trieste, Venezia, Bologna, Firenze; si raccomanda di scendere alla stazione di Reggio Calabria Centrale. In aereo: Roma – Reggio Calabria (voli giornalieri), Milano - Reggio Calabria (voli giornalieri). |
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