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IN PROVINCIA DI RIETI
RIETI
La tradizione che vuole Rieti "Umbilicus Italiae" è antichissima: nella piazzetta di San Rufo una lapide posta il 29 marzo 1950 reca la scritta "Centro d'Italia" in 20 lingue.

Cenni storici
La Città di Rieti, fu conquistata nel 290 a.C. da Marco Curio Dentato che fece eseguire il taglio delle Marmore, consentendo al fiume di precipitare nel Nera e liberare la pianura di Rieti dalle acque del lacus Velinus.

Questa importante opera di idraulica è considerata uno degli interventi paesaggistici più interessanti e spettacolari della storia che trasformò la città in un importante centro agricolo.

Dopo la conquista, Rieti fu sempre molto legata a Roma: vestigia romane si trovano ovunque nella città. Divenne un importante gastaldato appartenente al Ducato di Spoleto e successivamente, nel 1198 come Comune guelfo passò sotto l’autorità di Innocenzo III. Subì gravi danni nel 1149 da parte dei soldati di Ruggiero II di Sicilia (fu poi distrutta una terza volta nel 1239 da Federico II). Nel 1198 Rieti fece atto di omaggio a Innocenzo III e da allora restò quasi sempre fedele ai papi, che più volte la scelsero come sede o rifugio. Ospitò numerosi pontefici che si rifugiavano in città per sfuggire alla cruente lotte tra papalini ed imperiali, guadagnandosi l’appellativo di “fidelissima semper”. In questa città impregnata del lavoro dell’uomo, forti sono i ricordi del “poverello” di Assisi che rivivono nei quattro santuari francescani.Travagliata dalle lotte di parte e costretta a subire le ingerenze dei sovrani angioini durante il periodo avignonese, nel 1354 rinnovava l'atto di omaggio alla Chiesa nella persona del cardinale Albornoz. Al tempo della guerra degli Otto Santi (1378), pur mantenendosi dalla parte del papa, Rieti si diede in signoria temporanea a Cecco Alfani, la cui famiglia predominò poi nella città fino al 1425, quando ne fu bandita. Nel 1798 Rieti fece parte del dipartimento del Clitunno e, nel 1808, di quello del Tronto.Le truppe italiane entrarono in Rieti il 23 settembre 1860.

Passeggiando per Rieti
Per visitare Rieti bisogna passeggiare lentamente alla scoperta degli angoli più suggestivi, lasciarsi cullare dalla calma che avvolge il centro storico rimanendo stupiti dalla bellezza dei luoghi. La ricchezza dei palazzi gentilizi reatini, le numerose chiese, i resti della città romana, la vista delle montagne circostanti.

La centralissima e ampia Piazza Vittorio Emanuele corrisponde al punto più alto della Città, dove sorgeva l’antico forum e dove, probabilmente, intorno al III secolo a.C. si stabilirono i primi insediamenti dell'antica Reate. La piazza ancora oggi rappresenta il centro della vita cittadina. Di fronte alla fontana dei delfini, gruppo marmoreo che risale alla prima metà dell'800,  sorge il Palazzo Comunale, iniziato nel XIII secolo  e terminato solo nel XVI secolo. Al primo piano è la Biblioteca Comunale, realizzata nel 1865. Al secondo piano si trova il Museo Civico. Le Otto sale che lo compongono ospitano opere di grande valore archeologico ed artistico. Immettendosi in via Garibaldi, sulla destra si succedono due importanti palazzi. Il primo è Palazzo Capelletti della prima metà del XVII sec., l'altro è Palazzo Vincenti Mareri, finito di costruire intorno all'anno 1820 per opera dell'architetto Giuseppe Valadier.

Sull'altro lato di via Garibaldi, si affaccia il Teatro Flavio Vespasiano. Iniziato nel 1854 fu inaugurato nel 1893. Di fronte al teatro si arriva al Centro d'Italia, ricordato da una lapide e ubicato in Piazza San Rufo. Nel mezzo della piazza, visibile sotto il selciato, si trova un tratto di mura, vestigia della prima cinta muraria della città romana. Sempre sulla piazza si trova la chiesa di San Rufo, fondata nel 1141 e ricostruita interamente nel 1760. La facciata del XIX sec. è semplice, mentre l'interno è particolarmente fastoso e presenta una tela seicentesca raffigurante l'Angelo Custode attribuito a Giovanni A. Galli, detto lo Spadaccino.

Percorrendo via Roma dall'inizio, sulla destra è da notare Palazzo Secenari; continuando sullo stesso lato, sorge Palazzo Rosati. A metà della via, sulla sinistra, troviamo Palazzo Vecchiarelli, opera di Carlo Maderno, caratterizzato da un cortile interno sul quale si affaccia una grande loggia. Attigua a palazzo Vecchiarelli è la chiesa di San Pietro Apostolo oggi utilizzata come sala mostre.

In fondo alla discesa di Via Roma scorre il fiume Velino che attraversa la città. Sotto l'odierna via Roma, è possibile ammirare i resti del viadotto romano costruito nel III secolo a.C. come conseguenza della conquista romana ed affiancato all'opera di bonifica della piana. Questo manufatto, superando il fiume Velino, permetteva alla Via Salaria, l'antica via del sale, di raggiungere la città evitando allagamenti ed impaludamenti, assumendo così un ruolo di estrema importanza per la Reate romana che necessitava di un diretto collegamento con l'Urbe. La struttura inglobata nei sotterranei di alcune dimore nobili reatine è formata da grandiosi fornici romani, costruiti con enormi blocchi squadrati di calcare cavernoso, a sostegno del piano stradale. La consolare Salaria, l'odierna via Roma, dopo aver attraversato il forum, situato dove oggi si estende piazza Vittorio Emanuele, piegava a destra sulla via Garibaldi, formando gli antichi cardo e decumanus, che rappresentano ancor oggi i due assi principali su cui imperniare una visita ai luoghi di maggiore interesse. Dal ponte sul Velino, percorrendo via San Francesco, si giunge alla piazza omonima, dominata dalla Chiesa di San Francesco, di stile gotico - romanico, costruita nel XIII secolo.

La cattedrale, iniziata 1109, terminata 1229, ma rifatta all'interno nel 1639 con la cappella di S. Barbara su disegno di G. L. Bernini nel 1652, conserva il campanile originale del 1252 e al suo interno notevoli dipinti di autori del XVII sec.; il palazzo papale, con portico del 1283, concluso nel 1288, con fianco rimaneggiato nel 1532-35 ; la chiesa di S. Agostino e quella di S. Francesco del XIV sec. Quasi intatta è, inoltre, la cinta delle mura medievali del XIII e XIV secolo. Il Palazzo Vescovile, con facciata aperta da due archi che immettono nel magnifico portico, e l'Arco del Vescovo,cavalcavia formato da due volte a crociera, fatto costruire da Bonifacio VIII dopo il terremoto del 1298. Il Palazzo Comunale, del XIII sec. e rifatto nel XVIII sec. nello stile barocco, dove ha sede il Museo Civico, con numerosi reperti archeologici e opere dal medievo al XIX sec.

Dintorni
Il territorio, oltre al suo aspetto ambientale ed architettonico, è ricco di castelli, antiche chiese, santuari, i borghi monastici. Questa parte del Lazio, rappresenta un angolo dell'Italia ancora incontaminato e sicuramente tutto da scoprire. Lontano dagli itinerari di massa e aperto ad un turismo più attento e consapevole che ama l'arte, la natura, il piacevole contatto umano ed il rispetto delle antiche tradizioni.

Per le gole impervie della valle del Velino passano millenni di storia. Fin da tempi antichissimi, questi luoghi apparentemente isolati furono ambiti proprio per la loro posizione: alti al centro dell'Italia, costituivano per ogni regione ad essi adiacente l'unico punto d'accesso possibile al resto del centro Italia. Dominare questi luoghi voleva dire avere il controllo delle terre circostanti.

Questi  luoghi videro il tempo dei Sabini e dei Romani, i commerci della Via Salaria e la devozione dei monaci francescani; furono contesi dal Regno di Napoli e dal Papato, spartiti fra le grandi famiglie del Lazio. Da sempre luoghi di passaggio e di confine, teatro di continue lotte, udirono il rumore delle armi dal medioevo fin quasi ai giorni nostri.

Vale la pena ascoltare i racconti di questi monti, seguirne le vicende e scoprirne i personaggi: perché ancor oggi, passeggiando per la valle, fra una chiesa e una villa romana, le tracce della storia si trovano dovunque. Sarebbe un peccato non poterle riconoscere.

Nel territorio di Rieti sorgono quattro santuari che si ricollegano alle origini del francescanesimo: Greccio, Fonte Colombo, chiesina del XV sec, Poggio Bustone e la Foresta, anch’essa una piccola pieve del XIII sec.. Santuari che scandiscono l'anfiteatro della Conca Reatina, così da formare, come è stato osservato, un ideale segno di croce che costituisce la vera e propria sigla di S. Francesco. I quattro Santuari rappresentano le tappe fondamentali per un pellegrinaggio che conduce sulle orme di S. Francesco.

Tutta questa zona permette passeggiate ed escursioni di grande suggestione. Da non perdere è l'ascesa al Monte Giano (m 1825) da dove si domina tutto l'Appennino Centrale ed alle gole del Velino lunghe circa 14 Km.Il gruppo del Terminillo è il più importante dei quattro in cui si può dividere l'intera catena dei monti Reatini, sia per l'aspetto alpinistico e sciistico che per le caratteristiche di flora e di fauna. Esso è costituito da un complesso di cime separato da profonde valli ed eleganti creste.

Ai margini settentrionali della verde piana di San Vittorino tra Cittaducale ed Antrodoco, nel comune di Castel Sant‘Angelo, si trovano i due laghetti di Cotilla e Canetra. Un'escursione verso questi due splendidi specchi d'acqua permette di ammirare un tessuto di antichi borghi, ricchi di arte e immersi nella pace. Il paese di Castel Sant’Angelo conserva ancora del suo passato, la torre dell'antico castello, resti delle mura merlate e la struttura tipica e suggestiva dei borghi medioevali. È qui che si trova lo stabilimento delle Terme di Cotilia, che porta il nome dell'antica città sabino-romana già nota per le notevoli proprietà terapeutiche delle sue acque sulfuree e cara a Flavio Vespasiano ed a suo figlio Tito. Antrodoco, stretta tra i monti, conserva la bella chiesa di Santa Maria Extra Moenia ed il Battistero di San Giovanni; all'interno dell'abitato sono da visitare il Duomo dedicato all'Assunta e la Piazza Umberto I con la bella fontana.

Da Roma alla Valle Santa Reatina, sono meno di cento chilometri lungo la più antica delle vie consolari, la Salaria, per un itinerario non usuale, ma capace di destare in chi lo percorre ricche suggestioni.

In questa terra si trova l'Abbazia di Farfa, uno dei monumenti più insigni del Medioevo europeo; ebbe il patrocinio di Carlo Magno e possedette, nel periodo di massimo splendore, una vastissima porzione dell'Italia Centrale. La chiesa abbaziale, costruita sui resti dell’antica chiesa, risale alla fine del XV sec., epoca in cui l'Abbazia era sotto l'influsso della potente famiglia Orsini.

Il Monastero di Santa Filippa Mareri, ricostruito sulle sponde del lago artificiale del Salto le cui acque ne hanno ricoperto le strutture originarie, ospita invece, il piccolo, ma prezioso Museo che raccoglie alcune delle principali memorie legate alla vita spirituale ed alla cultura materiale del convento, salvate prima che venisse sommerso dalle acque. Da ammirare la Cappella con le reliquie della Santa e gli splendidi affreschi tardorinascimentali che ne ornano il sottarco, le lunette e la volta.

Gastronomia
Una delle attrattive del territorio reatino è la buona cucina, ricca di mille piatti, di ricette antiche e prodotti nati da una terra incontaminata. Gran parte dei meriti della gastronomia reatina va allo straordinario olio dop della Sabina. Le stracciatelle in brodo, gli spaghetti alla carrettiera, il pollo alla diavola, l'abbacchio in guazzetto si arricchiscono di questo olio superiore. Ricette tipiche anche, tra le altre, la Fonduta di formaggio al tartufo in crosta; l’Anguilla marinata del lago di Castel di Tora; i Cuori di ortica in pastella;la Coratella di abbacchio;i Formaggi al peperoncino sott’olio d’oliva della Sabina. Nei paesi del reatino, non si possono non assaggiare altre eccellenti specialità: il fallone di Stimigliano, il farro al tartufo di Leonessa, gli strengozzi alla reatina, i marroni e gli stracci di Antrodoco, le fregnacce alla sabinese, i fagioli di Borbona e le sagne scandrigliesi. Terra di laghi, fiumi e torrenti, Rieti vanta nella sua cucina trote e gamberi insaporiti con mille salse. Da assaggiare i formaggi pecorini, freschi o stagionati, la ricotta, in particolare il "fiore molle" di Leonessa aromatizzata allo zafferano. Merita un cenno particolare la cucina di Amatrice, con un piatto noto a livello internazionale: gli spaghetti all'amatriciana.
In campo dolciario le specialità locali sono i terzetti alla reatina, la copeta (noci e miele tra foglie di lauro) e la pizza di Pasqua.

La produzione vinicola fino a poco tempo fa quasi assente oggi contempla la doc dei Colli Sabini. I vitigni consentiti sono per il rosso e il rosato il Sangiovese e il Montepulciano; per il bianco il Trebbiano Toscano e il Trebbiano Giallo, la Malvasia del Lazio e la Malvasia del Candia.

Eventi
Tra gli appuntamenti più importanti ci sono la tradizionale “Processione dei Ceri” in onore di Sant’Antonio di Padova, la “Festa del Sole” la “Rievocazione dell’Incoronazione di Carlo II d’Angiò” ed il Meeting Internazionale di Atletica Leggera.

Come arrivare
In auto: Da Nord - Autostrada A1 Firenze-Roma, uscire al casello di Orte, proseguire lungo la superstrada Orte-Terni e successivamente in direzione Rieti lungo la SS79.
Da Sud - Autostrada A1 Napoli-Roma, all'altezza di San Cesareo non deviare verso Roma ma proseguire per Firenze (tratto detto "bretella") sempre sull'A1, uscire al casello di Fiano Romano e proseguire sulla SS4 Salaria in direzione Rieti. Autostrada A24 Teramo-L'Aquila-Roma, poco dopo Tivoli deviare sull'A1 in direzione Firenze, uscire al casello di Fiano Romano e proseguire sulla SS4 Salaria in direzione Rieti.
Da Roma - dal raccordo anulare prendere l'Autostrada A1 Firenze-Roma (uscita 10), uscire (prima della barriera di Roma-Nord) al casello di Fiano Romano e proseguire sulla SS4 Salaria in direzione Rieti. Rieti dista da Roma circa 75 km ed è facilmente raggiungibile in circa un'ora anche percorrendo per intero la SS4 Salaria (si prende da Villa Ada).

Da non perdere