Le 35 opere esposte in mostra, molte delle quali inedite, come FORTUNATA, sono i segni di un quotidiano tipicamente femminile, che di esso si fa metafora, da QUALCUNO RIPARA, a IL GRANDE COMPITO, RINNOVATE FATICHE, LA MISURA, ENORME PAZIENZA e OCCORRE TAGLIARE.
Ma non solo: in opere come ANCORA UNA PAGINA, NOTTE FONDA, IL GRANDE REGISTRO, abbiamo una visione più culturale di una donna che riflette sulla vita e sulla storia. Sua e del mondo. La donna e il suo quotidiano, la fatica di esserci nel mondo dovendo assolvere a vari ruoli contemporaneamente da quello di custode della casa a quello di portatrice di valori interiori tipicamente femminili, non una sorta di Penelope ma una donna consapevole e attenta al suo ruolo sia all’interno che all’esterno delle pareti domestiche.
La mostra di Cordelia von den Steinen è curata dalla Professoressa Anna Vittoria Laghi con una presentazione del Prof. Antonio Paolucci, Soprintendente al Polo Museale fiorentino.
Chi è l’artista
Cordelia von den Steinen nasce a Basilea nel 1941.Dopo l’abilitazione all’insegnamento artistico si iscrive all’Accademia di Brera dove ha come maestro Marino Marini.
Dal 1965-66 lavora a Roma grazie ad una borsa di studio conferito dal Museo d’Arte di Basilea e il premio federale svizzero per la scultura vinto quell’ anno.
Nel suo importante soggiorno a Roma matura in lei la decisione di dedicarsi esclusivamente alla scultura.
Trascorre l’estate a Carrara per imparare a lavorare il marmo e incontra Pietro Cascella.
Si trasferisce quindi in Versilia, qui lavora fino al 1977 con l’interruzione di un anno a Parigi alla Citè des Arts dove ottiene uno studio offerto dalla città di Basilea. Si stabilisce quindi a Fivizzano (massa Carrara) con Pietro Cascella e soggiorna per lunghi periodi anche a Milano. Dal 1967 , quando a Parigi espone per la prima volta ai Salon de Mai e della jeunne Sulputure e alla Biennale Internazionale di Scultura a Carrara, partecipa a numerose mostre in Italia, Svizzera, Francia, Germania.
Realizza anche molte mostre personali, tra le ultime a Berlino alla Comunale Galerie Willmersdorf, a Basilea al Kunst Raum Riehen, nella Chiesa di Sant’Agostino a Pietrasanta, a Palazzo Panciatichi a Firenze.
Ha realizzato gioielli, ha disegnato costumi teatrali, e per brevi periodi, ha insegnato disegno e scultura.
Dal 1992 fa parte del noto raggruppamento di artisti “Kunstlerdonderbund Deutschland” e nello stesso anno è eletta Accademico di San Luca.
Alcune sue opere pubbliche si trovano a Basilea, Riad, Vencac (ex Iugoslavia), Tuoro, all’aeroporto di Parma, a Seravezza, all’Università di Chieti, a Rapolano Terme, nella Biblioteca del Senato della Repubblica.
Fra le sue mostre recenti: ANDIAMO, organizzata nel 2005 al Museo Marino Marini di Firenze.
Dicono di lei
“Raramente ho visto, in questi anni, una capigliatura, un sorriso e una disposizione dell'arte di lavorare o di ritrarre un cassetto con dentro le posate meglio rappresentate di quelle, statuarie, inventate da Cordelia. Molto semplicemente lei fabbrica la carne femminile come se fosse vera, da toccare. E io non mi sono lasciato mai sedurre da altro, quando guardo una grande scultura che dà quel senso, irrinunciabile, del desiderio di toccare con mano per sentire come un corpo e un sorriso sono stati fatti. Cordelia fabbrica una persona: anche quando la sua scultura di terracotta ritrae una femmina che ha appena ricevuto, da un fax che glielo ha trasmesso, un bel racconto.” Giorgio Soavi, "Von den Steinen e le terrecotte. La voglia matta di toccare con mano", in Il giornale, 1995.
“Di cordelia è stato detto, con molta proprietà, che è risalita alle fonti della scultura etrusca, attraverso la lezione di Marino; ed ha assorbito da Pietro Cascella il senso profondo dell'elementarietà delle cose, oltre che il senso fisico della materia da manipolare: si guardi per esempio alla figura chiamata Il tempo, compatta come un idolo orientale pur nella domesticità della posa. A me preme però aggiungere che la sua scultura ha come peculiarità di aver unito motivi dalle profonde radici, motivi eterni, a una consapevolezza moderna che non ignora la problematica dell'espressionismo post-bellico e del pop-art: la quale ultima, essendo problematica di massa, è appunto quella dell'anonimato, anche se non si tratta più di un anonimato contadino. Leggo in queste sculture, che sono incredibilmente forti e incredibilmente tenere - oserei dire, come se fossero ogni volta sfornate calde nelle nostre mani - una sensibilità eccezionale ai piccoli problemi di piccole vite, che si fanno problemi corali per essere divisi da un'infinità di persone, ma ciascuna - kafkianamente - con la sua solitudine. Dolcissima, accorata, senza indulgenze ma pervasa di pietà, Cordelia racconta storie antichissime ma anche attualissime..” Rossana Bossaglia, Cordelia van den Steinen, Parma, 1990.
“Fra gli scultori più significativi di questi anni che - è superfluo ripeterlo - non sono quelli di cui sempre si parla, vi è certamente Cordelia von den Steinen, nata a Basilea, ma da venticinque anni attiva in Italia. Su di lei esce ora una bella monografia di Walter Schönenberger edita da Scheiwiller.
La sua ricerca quasi esclusivamente svolta in terracotta è contraddistinta da una poeticissima trasfigurazione del quotidiano attraverso oggetti familiari, situazioni domestiche, ritratti di persone amiche, nature morte di frutta e altre varietà.
La sua plastica morbida, tenera come la carne, proietta il quotidiano nella favola con una fantasia controllata ma pronta a sempre nuove forme. Cordelia von den Steinen propone un singolarissimo naturalismo sognato, che è l'equivalente della pittura di Gustavo Foppiani. Ma c'è in Cordelia anche una originarietà dell'immagine che rimanda a un istinto nel quale storia e natura convivono. Della von den Steinen si può ripetere ciò che Arturo Martini aveva detto degli etruschi, che "facevano le loro statue come le nostre donne fanno i ravioli!". Vittorio Sgarbi, "Terracotta", in Europeo, 1988.